Come scrivere bene un libro: la cura dei dettagli

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Curare i dettagli, già, in pochi vi puntano il faro nei vari corsi di scrittura. Eppure è una pratica fondamentale per scrivere bene un libro.

Curare i dettagli non vuol dire prestare un’attenzione maniacale alle piccole cose. No, non intendo quello. Parlo di qualcosa di più raffinato.

Parlo della cura dei dettagli nella narrazione. Una delle tante tecniche di sicuro effetto che insegno nell’Accademia del Self Publishing.

Ora mi spiego meglio.

SCRIVERE BENE CON I DETTAGLI

Curare i dettagli, nelle descrizioni o nei dialoghi, è una tecnica infallibile per rendere la tua narrazione più realistica e trascinare il lettore all’interno del tuo mondo.

E questo vale sempre: sia che tu ti accinga a scrivere un romanzo, sia che tu abbia in mente una sceneggiatura o un articolo che faccia leva sullo storytelling.

Prima di tutto, però, devo fare una distinzione nello stile narrativo. Specie per quanto riguarda le descrizioni.

 

Mi piace distinguere due diversi tipi di stile narrativo:

  • quello classico
  • quello moderno

 

Lo stile classico è pieno zeppo di descrizioni. Se hai mai letto i libri dei grandi scrittori russi, ad esempio, avrai avuto, almeno una volta, voglia di sbattere la testa al muro e urlare “ma quando diavolo si va avanti?”

Il classico, infatti, fa uso di uno stile descrittivo molto ricco di dettagli e particolari. E questo soprattutto perché, una volta, non c’erano tv, Internet e possibilità di viaggiare agevolmente. Quindi, tutto ciò che lo scrittore doveva mostrarci, aveva l’obbligo di essere minuziosamente descritto. Il lettore non aveva esperienza di ciò che stava per immaginare. Non c’erano modelli di riferimento.

Oggi, invece, se dovrò rappresentare una scena nella Piazza Rossa, mi basterà fornirti due o tre particolari per portartici dentro. Può darsi mi basti solo nominarla per far apparire la sua immagine nella tua mente.

Ed ecco perché, lo stile narrativo moderno è più scorrevole, con descrizioni brevi e precise. Ed ecco perché possiamo sfruttarlo a nostro favore per creare storie altamente persuasive, ma con un ritmo di narrazione veloce. Ovviamente, le parole da usare per fondere insieme semplicità e dettagli dovranno essere scelte con parsimonia. Per questo argomento ti rimando all’apposito articolo “Come scrivere bene: il particolare che nessuno svela“.

Ma facciamo parlare gli esempi.

 

SCRIVERE BENE: ESEMPIO ERRATO

Quella notte, Tom stava visitando le stanze del museo, come tutte le sere. E mai avrebbe immaginato di trovarsi davanti il fantasma del defunto custode. Tutti i quadri erano al loro posto e lui era sereno. In fondo, si trattava di una serata come un’altra. Era il solito giro di routine. Ma aveva la sensazione che qualcosa non andasse. Solo quando voltò l’angolo e se lo trovò davanti, ca. E sentì mancare le forze. Ma era ormai tardi. Non poteva più tornare indietro.

 

SCRIVERE BENE: ESEMPIO CORRETTO

Il passo era pesante e rimbombava nelle sale del museo, private dalla notte dei suoi amati visitatori. Tom aveva una strana sensazione. Non era un tipo troppo sensibile, o dotato di uno spiccato sesto senso, ma quella notte non era come le altre. Lo sapeva. Passò la mano sudata sui pantaloni di seta e poi carezzò la pistola che pendeva dalla fondina in pelle. In fondo, era in una notte come quella che Seb, il suo collega, era rimasto ucciso. I ladri erano stati furbi a intrufolarsi dalle fogne. Ed erano professionisti. Se anche lui non fosse scappato via ai primi spari, Seb sarebbe rimasto ucciso lo stesso. E anche lui. No, non avrebbe potuto far nulla per salvarlo. Ma lo sguardo che il suo collega gli aveva rivolto prima di stramazzare al suolo, vedendolo fuggire, non lo avrebbe dimenticato. Anche perché presto lo avrebbe rivisto. Lì, dietro l’angolo che separava la sala del Quattrocento da quella del Cinquecento. Se lo avesse saputo, Tom, sarebbe fuggito di nuovo. Chiunque si spaventerebbe davanti a un fantasma. Ma lui aveva qualche ragione in più.

 

CONCLUSIONI

Visto? La storia è completamente differente. Pur raccontando la stessa scena, particolari come il rimbombo delle scarpe, o la mano sudata, danno quel tocco in più. O no?

Questi sono i dettagli che ti aiutano a scrivere bene un libro. Di questo parlo.

Anche la presentazione del fantasma di Seb ha tutto un altro sapore, giusto? Non solo per il gioco di suspense (di cui parlerò in un altro articolo), ma anche perché ho inserito i dettagli del loro passato. Ora non c’è bisogno che ti dica che Seb è tornato per vendicarsi, giusto?

Ecco, questa è la cura dei dettagli di cui parlo. La voglia di narrare ciò che, di solito, si tende a ignorare. Anche nella vita reale. Lo scrittore deve essere, prima di tutto, un bravo osservatore. Sono le piccole cose che rendono grandi il mondo. Allora descrivile! Rendi unica la tua narrazione e fa’ capire, a chi ti legge, che quella storia è vera. Anche chi mente, di solito, tende a inserire molti particolari nella sua versione. Proprio perché sa che i dettagli rendono una storia più vera.

Ti ho convinto? ;)

 

 

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2 Commenti “Come scrivere bene un libro: la cura dei dettagli

  1. Grandissimo Roberto: spesse volte sono le piccole cose a fare la differenza. Penso che ci siano due tipi di autori: quelli semplici perché non possono fare altrimenti e quelli semplici perché amano lavorare sulla propria storia per dare al lettore uno spiraglio di emozione. Ti leggo sempre con piacere :).

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