Personal branding: l’importanza del pronome

Personal brandingSe, leggendo il titolo di questa discussione, anche se non sai cosa sia il personal branding, hai pensato che il pronome sia davvero fondamentale per dare un taglio particolarmente altruistico alla comunicazione, sei a buon punto.

Sì. Perché, troppo spesso, ci si riduce a parlare di se stessi e per se stessi, dimenticandosi che non si è soli. Questo non è personal branding. E questo può accadere per un eccesso di egocentrismo, oppure perché non si conoscono delle valide tecniche e strategie di comunicazione.

Premesso che conoscerle non vuol dire ingannare il prossimo, perché nessuno ha il diritto di farlo, forse qualche nozione può aiutarci, soprattutto se si ha il vizio di parlare sempre di sé.

Cominciamo.

Il primo passo è quello di pensare con la testa del tuo interlocutore. Di cosa ha bisogno? Cosa vuole sentirti dire? Quali sono le sue esigenze? In che modo posso aiutarlo?

Queste sono le domande giuste da porti, prima di scrivere o parlare con qualcuno. Al contrario, spesso, ci si ritrova, invece, a soddisfare solo le proprie esigenze. Dicendo ciò che si vorrebbe sentir dire dagli altri, ma che non viene detto, ad esempio vantandosi dei propri successi.

Il metodo migliore per fare ciò è coltivare l’umiltà, nel corso della propria vita, e il secondo passo che sto per illustrarti, oltreché una buona strategia di comunicazione, è un valido supporto per aiutare l’umiltà a uscire allo scoperto.

La seconda parte del titolo di questo video, infatti, parla di pronomi. Ma cosa vuol dire?

Se si ha l’abitudine di vantarsi e soddisfare solo le proprie esigenze, ci si ridurrà necessariamente a utilizzare il pronome “io”. «Io ho scritto un libro davvero bello…», «Io ho scalato la classifica di Amazon con il mio splendido romanzo…» e così via.

Di fatto, tutto questo non interessa a nessuno.

Al contrario, l’interlocutore potrebbe voler sapere cosa ci guadagna dall’acquistare il tuo libro. Potrebbe voler sapere come hai fatto a pubblicarne uno, dato che anche lui ama scrivere. E così via.

Cambiare pronome, passare dall’”io” al “tu”, se si parla vis a vis e sul Web, o al “voi” se ci si trova davanti una platea, fa sì che la propria mente si ponga nelle condizioni di servire il prossimo, di soddisfare le sue esigenze, ti rispondere ai suoi dubbi.

Un’altra buona prassi è certamente quella di ascoltare almeno il doppio del tempo che si impiega per esprimersi. Ma di questo te ne parlerò in un’altra occasione.

Come sempre, mi farebbe piacere ricevere i tuoi commenti e innescare una discussione sul tema.

E tu, come ti rivolgi a chi ti segue?

 

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