Fare marketing editoriale: reti di parole, reti di persone

Marketing editoriale e reti

Fare marketing editoriale, secondo alcuni, vuol dire vendere più libri degli altri a qualunque costo. Devo dirtelo che è una cretinata o posso anche tacere?

Fare marketing editoriale, infatti, è un lavoro complesso che implica conoscenze approfondite di comunicazione, se si vuole davvero trasformare la propria passione per la scrittura in un lavoro.

Non basta leggere qualcosina qui e là, oppure spammare pubblicità ovunque. Perché poi ci si ritroverà a chiedersi: come mai non funziona? Eppure ho pagato un mucchio di soldi per imparare queste cose.

Non funziona perché serve andare oltre. Occorre lavorare di fino, con pazienza. Come il pittore che non si limita a gettare su tela colori a caso, per poi spacciare il suo “lavoro” per opera d’arte.

No, il pittore studia giorno e notte gli accostamenti dei colori, gli effetti che i colori hanno sulla mente umana, lo stile delle pennellate. Servono basi tecniche per essere professionisti

Ma entriamo nel dunque di questo post. Perché è di questo che ti parlerò: ti fornirò alcune basi tecniche che ti saranno utili a 360°.

I 6 gradi di separazione di Milgram

marketing editoriale

Se sei tra gli appassionati di comunicazione e marketing, già ti vedo: sbuffi e pensi “ancora ‘sta storia dei 6 gradi di separazione?”. E hai ragione. Ma è una premessa che devo fare per spiegarti il resto. C’è anche chi non sa di cosa si tratti.

Quella dei 6 gradi di separazione, è una teoria di cui il Web parla fino alla nausea. E tutto è nato da quando c’è stato il boom dei social network. Anche se lo studio (dal quale nacque la teoria del mondo piccolo), venne effettuato dallo psicologo Stanley Milgram nel lontano 1967.

Di cosa si tratta? Milgram, attraverso uno scambio di lettere, si rese conto che, nonostante la grandezza e la popolosità degli Stati Uniti, la distanza sociale media tra gli abitanti era di  6 gradi, appunto. Ecco spiegato perché se ne parla tanto oggi, dopo il boom delle reti create dai social network.

Ma tutti si fermano a questo esperimento. Forse perché va di moda. Eppure c’è dell’altro, che interessa specialmente noi che facciamo marketing editoriale.

 

Il mondo piccolo nel marketing editoriale

marketing editoriale e piccolo mondo

Una caratteristica del “mondo piccolo” (teoria adattabile a ogni tipo di rete, non solo a quella sociale) è la presenza dei cosiddetti “triangoli”. Ovvero, due elementi che si vanno a connettere a un terzo, solitamente sono in connessione anche tra di loro. Proprio come i vertici di un triangolo, connessi tra loro dai lati della figura geometrica.

E, a noi che facciamo marketing editoriale, questo interessa sia per le reti sociali, sia per le reti semantiche. Perché si presume che, a capo di un buon piano di marketing editoriale, ci sia sempre la stesura di un testo professionale, ben scritto. Giusto? Spero di sì…

 

mille strumenti per mille usi

Da questo punto di vista, le teorie sviluppate da Milgram e poi adattate all’ambizioso progetto Wordnet, nel 1985, risultano affascinanti e utilissime nella fase di scrittura del libro. La prima del piano di marketing editoriale.

Ti faccio un esempio: se ti dico le parole “cielo” e “notte” a te cosa viene in mente? Probabilmente le parole “stelle”, “luna”, “buio”, “nero”. Perché? Perché gli studi di cui ti parlavo hanno dimostrato che è possibile unire due parole scelte a caso tramite una serie di vocaboli intermedi.

La schematizzazione del tutto in triangoli ci fornisce un’idea della distanza semantica tra le parole in causa.

Ma non è tutto.

Gli studi su Wordnet, infatti, dimostrarono la presenza di elementi con scarsi vincoli ed elementi con tantissime connessioni. I primi sono più numerosi, i secondi molto meno. Così, nel 1999, gli studi di Barabasi e Réka Albert dimostrarono che è proprio la presenza dei pochi elementi con molte connessioni a rendere possibile il fenomeno del “mondo piccolo”.

Insomma: se non ci fossero questi “catalizzatori” di connessioni, non sarebbe così semplice connettere un elemento a un altro con così pochi gradi di separazione e il “mondo piccolo” cesserebbe di esistere.

Ma chi o cosa sono questi catalizzatori?

Nel mondo semantico si tratta delle parole polisemantiche, ovvero quelle parole che hanno più di un significato (pensa alla parola “pesca”, che identifica sia il frutto che lo sport). La loro ambiguità, infatti, anziché generare confusione, come si credeva un tempo, è un elemento essenziale.

Nel mondo sociale, invece, questi catalizzatori sono ciò che io chiamo le “persone-faro“. Gli esperti di uno o più settori. Le persone cui tutti fanno riferimento per un consiglio, una consulenza, un aiuto. Anch’esse, proprio come le parole polisemantiche, hanno molte funzionalità e, quindi, possono portare a miriadi di connessioni. Toglile e addio 6 gradi di separazione.

 

Come puoi usare tutto ciò?

Lo so, stai pensando: bella teoria, ma a che mi serve?

Te lo dico subito. Dal punto di vista semantico, pensa a come puoi far passare un concetto, all’interno del tuo libro, o dei tuoi articoli, attraverso un uso sapiente dei triangoli e del “mondo piccolo” applicato alla semantica. Non dovrai più, necessariamente esplicitare tutto, ma ti basteranno due parole per far sì che, nella mente del tuo lettore, ne scaturisca un’altra o più.

In sostanza, puoi permetterti di far pensare gli altri a ciò che vuoi tu. Sia quando scrivi che quando vendi un libro. Ovvio, alla base di tutto deve esserci sempre un’onestà etica e intellettuale. Non devi diventare un manipolatore.

Se hai letto i miei libri, avrai certamente incontrato questi “giochini linguistici”. Nell’Accademia del Self Publishing dedico molto spazio all’uso sapiente delle parole, proprio perché la qualità di un lavoro è la più sublime e importante forma di marketing editoriale, per come la vedo io.

Dal punto di vista sociale, invece, le questioni interessanti sono 2:

  • Se, con il tuo lavoro di networking, riuscissi a connetterti a diverse “persone-faro”, a diversi influencers, potresti entrare in contatto con tantissime persone molto influenti, in grado di aiutarti a fare il salto di qualità o, addirittura, di entrare in contatto proprio con quella persona che da tempo speravi di raggiungere.
  • Col tempo, se lavori bene, puoi diventare anche tu una “persona-faro” e catalizzare una molteplicità di persone, con risvolti positivi così evidenti che non c’è neanche bisogno che ti espliciti.

 

Tutto chiaro? Spero di sì, perché ora sta a te lavorare sodo! Non puoi più dire “non lo sapevo”. ;)

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