Il self publishing e gli indicatori del successo

Self publishing success

Con questo post termino la trilogia dedicata alla parte, per così dire, “filosofica” del self publishing, per quanto mi riguarda.

Ho già parlato di cosa intendo per vivere di scrittura e di quale sia la mia idea di successo.

Oggi voglio concludere la serie, spiegandoti quali sono, secondo me, gli indicatori del successo, i campanelli in grado di segnalarti se stai lavorando bene o male, e i veri obiettivi da perseguire.

Se fai parte della mia newsletter, è possibile che tu abbia già ricevuto l’email sugli obiettivi e la guida con la “ricetta per il successo”. Se così fosse, dovresti comprendere ancor meglio ciò che sto per dire.

Le classifiche

Molti scrittori e molte scrittrici inseguono spasmodicamente l’obiettivo della scalata. La scalata di classifiche più o meno autorevoli.

Certamente, raggiungere certi livelli può essere un buon biglietto da visita, un buon punto a tuo favore da inserire nel curriculum, ma ti fa perdere di vista l’obiettivo principale: soddisfare il pubblico.

Perché dico questo?

Perché non sempre la scalata delle classifiche è affiancata dalla soddisfazione del pubblico. Ci sono diversi metodi per scalare le vette.

Il primo, onesto ma molesto, è quello di scrivere a tutti i tuoi contatti, chiamarli, prenderli a casa, e dire loro di comprare i tuoi libri su un solo, preciso store (Amazon, Ibs e così via). In questo modo le vendite non si disperderanno e il titolo salirà in classifica.

Il secondo metodo, truffaldino ma usato più spesso di quanto credi, è paragonabile a quello attuato dalle case editrici e di cui parlo in questo post.

Si tratta dell’acquistare i propri ebook su un determinato store e far schizzare il titolo in vetta. Ma perché ho specificato “ebook”? per due motivi:

 

1. gli ebook costano meno e, quindi, l’investimento è esiguo e affrontabile;

2. gli ebook, in Italia, sono ancora una spesa di nicchia, pochi comprano ebook, moltissimi ancora i libri cartacei.

 

Quindi, acquistando l’ebook, non solo risparmi, ma puoi schizzare nella vetta delle classifiche di Amazon o altri siti autorevoli, superando anche nomi illustri come King, Tolkien, Connelly e così via.

Ma questo non vuol dire che abbia venduto più di loro, indica solamente che quei mostri sacri della letteratura vendono esclusivamente in versione cartacea. Per forza li superi. ;)

Quindi, ok, se agisci onestamente, può essere un buon biglietto da visita, ma sappi che il popolo del Web è sveglio, smaliziato e maligno, a volte. Quindi, sbandierare un simile risultato potrebbe far pensare a male, potrebbe far pensare che tu abbia imbrogliato.

È un’arma a doppio taglio e non è un campanello in grado di segnalare un possibile successo.

 

I riconoscimenti

Un altro inutile obiettivo che, spesso, ci si pone, è quello dei riconoscimenti. Si punta a vincere concorsi, a ottenere premi prestigiosi e così via. Anche io l’ho fatto, in passato. Errori di gioventù. ;)

Tuttavia, anche questo è un obiettivo che ci porta fuori strada, che ci fa allontanare dal nostro scopo principale.

Ricevere tali riconoscimenti non vuol dire essere i migliori, così come per la scalata delle classifiche, ma solo che qualcuno ha deciso di candidarci o metterci in tasca quel premio.

Ce ne sono a bizzeffe di titoli vincitori di questo o quel premio/concorso che, poi, non hanno riscosso il successo sperato. Sono fuochi di paglia. Si può vendere molto a ridosso della notizia, perché i lettori sono affascinati e incuriositi, ma poi si cala perché, se l’opera non vale, la voce si sparge velocemente.

Al contrario, se hai scritto un buon testo, i riconoscimenti possono essere un valido trampolino di lancio. Ma…anche qui ci sono dei “ma”.

Ricorda, ad esempio, che non sempre i concorsi sono trasparenti e che, purtroppo, potrebbe capitarti di finire in un concorso dove i nomi dei vincitori sono già noti dall’inizio.

E ricorda che le candidature a premi prestigiosi (come il famosissimo Premio Strega) possono essere anche pericolose, perché solo pochi andranno in finale e solo uno vincerà. Così, i media, dopo aver dato la notizia “tizio è candidato al Premio xxx”, potrebbero tranquillamente pubblicare la seguente: “delusione, tizio non va nemmeno in finale al Premio xxx”.

Anche qui, dunque, abbiamo un’arma a doppio taglio.

Ancor più se i riconoscimenti arrivano dal Web. Il popolo del Web, come dicevo prima, è smaliziato ma anche maligno, a volte. E sa bene che molti commenti e recensioni rilasciate a destra e sinistra possono essere frutto di azioni scorrette.

Ancora una volta, anche se agisci in buona fede, sbandierare commenti e recensioni non autorevoli, potrebbe essere un’arma a doppio taglio. E non è un indicatore di successo. Ne ho già parlato in questo post.

 

Professionalità e lettori

Eccola, finalmente! La professionalità! Questo è il vero obiettivo da perseguire: dimostrare professionalità. È questo l’unico mezzo in grado di trasformarsi nel reale indicatore di successo: la felicità dei tuoi lettori.

Il resto dovrebbe venire da sé.

Dimostra professionalità attraverso ciò che fai, agisci sempre correttamente e studia per migliorarti.

Questo tipo di atteggiamento, come dicevo, da un lato renderà particolarmente felici i tuoi lettori, che si ritroveranno tra le mani dei lavori degni di questo nome e, probabilmente, si trasformeranno ben presto in fan, dall’altro ti eviterà d disperdere energie nel perseguimento di obiettivi effimeri e, spesso, irraggiungibili.

 

Ed eccoci arrivati, dunque, alla fine di questa trilogia di articoli, al termine di questo breve viaggio all’interno della mia personale filosofia di lavoro.

Tu cosa ne pensi? Hai qualche suggerimento, critica o consiglio, in merito?

2 Commenti “Il self publishing e gli indicatori del successo

  1. Le classifiche imporrebbero una conoscenza statistica sul campione degli acquirenti. Un gioco che si ripete nel commercio e in politica. Aumentato del 140 % (dimenticando di dire che i lettori sono passati da 3 a 7 e che magari l’arco temporale è di un mese). Magari una presentazione ben organizzata in un caffé letterario o in una bancarella fa vendere 10 volumi che sarebbero un numero maggiori di 6 mesi in vetrina fb e web. E forse la metà lo compra per inerzia insieme ad una maglietta o caffè.

    Tanti concorsi. Chi sono i giudici? Quali sono i criteri? Se neanche gli scrittori lo sanno, figuriamoci il pubblico. Una sera in un ritrovo ho letto più premi e partecipazioni nelle presentazioni che volumi. Ovviamente anche se fossero stati eccellenti, dopo cinque minuti li ho dimenticati tutti. Kierkegaard prendeva in giro, nei suoi Papireer, Diari, Schopenhauer quando si vantava di aver avuto un riconoscimento dell’università norvegese. Kierkeegard diceva: “addirittura !!!! ” – Quelli Hinghlander che arrivano alla finale poi è vero che sono letti? Magari con la promozione e saranno in pochi. Ma la partecipazione a concorsi non esime lo scrittore dall’impegnarsi, dal lavorare. E ora con il web e le tecnologie ITC lo scrittore, deve ed è costretto a parlare con il pubblico anche dopo l’eventuale acquisizione del testo. Uno per uno. E dico uno per uno, perchè uno scrittore che pubblica mille copie è un successo, se ci arriva. E dopo un mese dovrebbe sapere se il pubblico lo ha letto.

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