Personal branding e reputazione: lo strano caso di Giovanni Allevi

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Mi dà sempre fastidio rigirare il coltello nella piaga, quando si critica aspramente un artista e, infatti, non voglio mettere becco su quanto è stato detto in merito a Giovanni Allevi, nei giorni scorsi, ma voglio analizzare il suo caso da un punto di vista tecnico.

Allevi, a quanto pare, ha commesso (lui o chi per lui) dei gravi errori ci comunicazione, costruendosi prima una reputazione e poi rovinandosela, tutti riconducibili a un unico ambito: quello del personal branding.

Cosa è successo?

Nei giorni scorsi (ma le polemiche circolavano già da prima), Allevi ha dichiarato pubblicamente che «a Beethoven manca il ritmo, quello lo possiede Jovanotti». Per questo, secondo Allevi, il grande compositore classico non sarebbe oggetto di grandi apprezzamenti tra il pubblico moderno.

Ovviamente, questo ha scatenato un vespaio, specie perché a dirlo è stato un pianista che, fino a qualche tempo fa, era osannato da alcuni come “il Mozart dei nostri tempi”.

Premesso il fatto, analizziamo gli errori di personal branding commessi da Allevi e dal suo staff.

 

LA NICCHIA DI RIFERIMENTO

Prima di tutto, Allevi ha tirato, con quella frase, un gancio destro a tutta la sua nicchia di riferimento. Una nicchia composta da amanti della musica classica, ma desiderosi di veder rinascere quello stile, adattato ai nostri giorni.

Già, proprio lui che viene dalla musica classica, plurilaureato e pianista, ci viene a dire che Beethoven non aveva ritmo? Ovviamente, gli appartenenti alla sua tribù (e non solo) hanno storto il naso e hanno pensato: “ma come diavolo si permette?”.

Allevi, infatti, ha trasgredito uno dei punti fondamentali del personal branding: avere cura e rispetto del pensiero di chi fa parte della propria tribù di fan. Anche perché quello dovrebbe essere il proprio pensiero, e non solo una facciata.

 

BUSINESS PRIORITY

E qui si arriva al punto legato alle priorità. Allevi non ha la fortuna di essere indipendente, ma fa capo a una casa discografica composta da imprenditori, manager e dirigenti che hanno come obiettivo principale quello di mandare avanti la “baracca”.

Per chi non lo sapesse, Jovanotti è stato colui che ha tolto Allevi dall’anonimato e lo ha reso una star, con il suo primo LP.

Ora, io non so cosa ci sia dietro quella dichiarazione di Allevi, ma se quelle frasi nascondessero una sorta di interesse discografico-commerciale, questo rappresenterebbe un grossissimo errore (ripeto, commesso da lui o da chi gli ha ordinato di proferir parola).

E questa è la lezione numero 2: mettere i tuoi interessi economici davanti gli interessi della tua tribù di riferimento vuol dire distruggere, con un semplice soffio, l’intero castello che hai costruito in tutto questo tempo di duro lavoro.

Ma se dietro quella frase si nascondesse, come molti hanno ipotizzato, proprio uno spirito arrivistico di Allevi?

 

PENSA IN GRANDE, MA VAI PER PASSI

Spesso, quando si iniziano ad ottenere i primi risultati (aumento vendite, aumento fan, richiesta autografi e dediche…) ci si monta la testa. Si inizia a credere di essere il nuovo Hemingway (o Mozart, nel caso di specie).

E questo può rivelarsi un pericolosissimo boomerang.

Sì, perché, se da un lato pensare in grande è di fondamentale importanza per porsi obiettivi significativi e raggiungerli, dall’altro, coltivare l’umiltà è ancora più importante, se quegli obiettivi li si vuole davvero raggiungere per merito.

La lezione, dunque, è: mai pensare di bruciare le tappe, ricorrendo a qualsiasi mezzo.

Allevi, infatti, è stato accusato di essere un arrivista pronto a tutto (anche a osannare Jovanotti a discapito di Beethoven) e anche un po’ montato. Qui si arriva all’ultimo punto in gioco.

 

ONESTA’

Essere onesti, come ripeto sempre, è fondamentale per un buon lavoro di personal branding. Se si mente, prima o poi lo si viene a scoprire. Per “essere onesti” intendo esserlo prima con se stessi, poi, di rimando, anche con la propria tribù.

Allevi è stato accusato di aver finto, sinora. Di aver recitato la parte del ragazzo perfettino, timido e ansioso solo per crearsi un personaggio. Un personaggio dietro al quale si nasconderebbe, invece, un semplice arrivista in cerca di fama e soldi.

Ripeto, non so quanto di tutto ciò sia vero ma, qualora lo fosse, la lezione sarebbe chiara: sii sempre te stesso/a, non fingere, mostrati al naturale e mantieni fede ai princìpi che hanno sempre caratterizzato la tua personalità.

 

Tu cosa ne pensi (sia sul caso Allevi, sia sulle strategie di personal branding, intendo)?

13 Commenti “Personal branding e reputazione: lo strano caso di Giovanni Allevi

  1. Tutto il discorso crolla come un castello di carte. Perché?
    Perché, testimoni i 2mila ragazzi del Giffoni presenti all’incontro, Allevi non ha mai affermato che Beethoven non ha ritmo.
    Risultato? Nessun autogol. Allevi continua a fare il soldout in ogni sua data e, volente o nolente, si impone come figura di riferimento culturale; egli è infatti in grado di scatenare con una sua frase, neanche detta, un impensabile polverone ed una miriade di discussioni.

    • Se la notizia fosse confermata, sarebbe una bella news, Elisabetta.
      Al momento, però, non ci sono state smentite da parte di Allevi, o me le sono perse?
      Ad ogni modo, il discorso in sé non cade, perché le accuse che gli sono state mosse, nel tempo, sono, comunque, quelle riportate nel mio post. Al di là dell’ultima affermazione (detta o non detta) che ha fatto traboccare il vaso.
      Quindi, un errore nella gestione della sua immagine c’è stata. A monte.

      RT

  2. La smentita è avvenuta tramite un lancio di ADNkronos…ovviamente ha fatto molta meno notizia.
    Ora però facciamo un altro discorso. Allevi quest’anno ha portato in tour il suo ultimo progetto sinfonico, Sunrise. Ha fatto il tutto esaurito in ogni sua data ed anche il concerto di stasera a Palermo è soldout, tanto che io non posso entrare….
    Non è una fantasia il grande entusiasmo ed amore che Giovanni Allevi riceve dalla gente, è un fatto reale, basta andare ad un suo concerto, o aspettare all’uscita del teatro per vedere file di fan assiepati ad attenderlo. La reputazione di Giovanni sul web è sotto lo zero. E allora mi chiedo: a cosa serve avere una buona o una pessima reputazione su internet se poi il risultato REALE è un teatro straripante?
    Il mio sospetto è che il discorso sul personal branding riferito ad Allevi vada a toccare le presunte affermazioni del personaggio, ciò che si dice sul personaggio, ma l’elemento essenziale, che viene più amato, resta la sua musica.
    Conclusione paradossale: se il risultato della pessima strategia di comunicazione è quello di avere un tour soldout, allora quella pessima strategia è ottima, no?
    Elisabetta

    • Certamente, Elisabetta. Il discorso va a toccare solo il personaggio, non la sua musica.
      Anche se molti hanno criticato anche la sua musica, ma non si tratta di persone che rientrano nella sua “tribù” di fan, direi.

      Però, anche in questo caso un errore c’è stato: perché chi lavora dietro le quinte di Allevi non ha fatto sì che la smentita avesse lo stesso risalto della prima notizia?
      Sono azioni fondamentali, queste. Il Web continua ad essere pieno di insulti al musicista e, a lungo andare, questo potrebbe causargli problemi, credo.

      Ad ogni modo, è un bene e del tutto normale che Allevi continui ad avere file di fan. Non basta mica un’affermazione o una presunta affermazione a far crollare tutto.
      Pensa un po’ che tragedia sarebbe se bastasse il pensiero di un singolo o di una piccola cerchia di persone a far cambiare l’opinione di tutti! Un disastro!

      RT

  3. Non ci resta che lasciare ai posteri l’ardua sentenza. Io sono convinta che Giovanni Allevi sia un genio incompreso: il suo concerto per violino e orchestra è di una bellezza incantevole ed ha tutte le carte in regola per passare alla storia, qualunque sia la reputazione on line.

  4. Prima di parlare dell’onesta di Allevi ti chiedo di fare una semplice prova di ascolto, ascolta tutto il Concerto per violino di Beethoven (Re maggiore) e confrontalo con quello in Fa minore di Allevi.

    Dopo averli ascoltati entrambi rispondimi onestamente, se tu fossi Allevi ti sentiresti inferiore a Beethoven?
    Io no.

    • Ciao,
      prima di tutto tengo a precisare che la mia non è una critica all’onestà di Allevi (o del suo team), ma alle tecniche di personal branding utilizzate.
      Non sono nessuno per criticare la loro onestà.

      Per la musica, conosco bene il concerto di cui parli, dato che ho studiato per 12 anni solfeggio e clarinetto (quindi la musica classica era pasto quotidiano), e lo trovo adorabile.
      In più, ho avuto la possibilità di ascoltare dal vivo Allevi, e lo considero molto orecchiabile, ma non a quei livelli, i dispiace.

      Ad ogni modo, ciò che non si prende in esame, nell’argomento “Allevi-Beethoven”, sono i diversi contesti storico-culturali in cui le opere dei due musicisti sono nate.
      Anche i Green Day hanno dei ritmi fantastici, ma te li immagini a cavallo tra il VIII e il XIX secolo?
      Non li avrebbe capiti nessuno. E non avrebbero neppure avuto motivo di suonare punk.

      E,comunque, fossi Allevi continuerei a sentirmi inferiore a Beethoven per tutta la vita.
      E questo per diversi motivi:

      1. odio peccare di superbia e credo che l’umiltà sia lo strumento migliore per migliorarsi sempre più;
      2. Beethoven ha creato ciò che ha creato in un contesto storico in cui i punti di riferimento erano pochi, quindi bisognava creare dal nulla;
      3. Sfido chiunque a creare quelle melodie senza l’utilizzo dell’udito.

      RT

  5. Non ti ho chiesto di comparare Allevi a Beethoven, solamente i due concerti per violino.
    Il concerto per violino di Beethoven è abbastanza noioso anche per un’appassionato di musica classica, dopo essere stato composto rimase ineseguito per oltre 30 anni, benché riconosco che sia un’opera di pregevole fattura dal punto di vista compositivo, oggi è abbastanza inascoltabile.
    Al contrario il Concerto di Allevi è di straordinaria bellezza ed immediatezza, a mio avviso il più bel Concerto per violino mai composto.
    Riguardo il comporre senza l’udito, ti assicuro che non è affatto difficile per chiunque abbia studiato Composizione, specialmente se ha l’orecchio assoluto. mio cognato ha fatto tutto il diploma di Composizione senza toccare un tasto del pianoforte.
    Io stesso mi diletto in piccole composizioni, che non ho mai nemmeno provato a suonare… :D
    Beethoven creava dal nulla? Hai mai provato a confrontare i primi Concerti di Beethoven con quelli di Mozart, o le prime Sonate con quelle di Haydn e Clementi?
    Nessuno ha mai creato dal nulla, nemmeno Bach, che attingeva da Vivaldi e dagli organisti della sua epoca… :D

    • Ovvio che dal nulla non si crea nulla, ma io mi riferivo al repertorio che i compositori di oggi hanno a disposizione e che i classici non avevano.
      Ci sono molti più stimoli e spunti, oggi, è innegabile. Ne sono passati di anni…

      Per la bellezza, al di là del fatto che tutto è soggettivo, io credo che ciò che ti fa apprezzare maggiormente Allevi, nella comparazione, sia proprio la contestualizzazione.
      Quello di cui parlavo quando nominavo i Green Day. Il concerto di Allevi è uno specchio del mondo moderno, dei suoi ritmi e dei suoi valori.
      Così come quello di Beethoven lo fu secoli fa.

      La stessa cosa accadde con il Cubismo, in un periodo in cui i concetti di spazio e tempo venivano sempre più distorti dalle nuove invenzioni (treni, telefoni …).
      Ogni espressione artistica è figlia dei suoi tempi.

      Comunque, io continuo a preferire Mozart, su tutti.
      Sarà che era tourettico come me, non lo so. :)

      RT

  6. Caro RT, stavo rileggendo il tuo articolo e la discussione che ne è scaturita. Non avevo notato una tua affermazione, che reputo grave.
    Quando ti ho detto che l’adnkronos aveva dato la smentita sulle affermazioni Allevi/Beethoven, hai dato ad intendere che tu non lo sapessi.
    Posso capire una mancanza informativa del genere da parte di una persona comune; ma è imperdonabile da parte di chi si erge ad esperto del mondo della comunicazione e dei suoi meccanismi (cioè come tu ti sei posto attraverso questo articolo).
    Se posso permettermi, ho trovato un po’ ingenua la tua risposta. Non un po’…parecchio.
    Ho anche letto le risposte che dai ad un altro utente. Sostieni che il tuo articolo non vuole esprimere giudizi di valore su Allevi e sulla sua onestà. Non è vero. Se vuoi davvero che il tuo messaggio arrivi, devi essere sincero.

    • Cara Elisabetta,
      credo che sia grave ciò che affermi tu, poiché le tue dichiarazioni lasciano intendere chiaramente che non hai compreso il senso di un articolo che continui a voler commentare.

      Eppure l’incipit mi sembra chiaro e preciso: “Mi dà sempre fastidio rigirare il coltello nella piaga, quando si critica aspramente un artista e, infatti, non voglio mettere becco su quanto è stato detto in merito a Giovanni Allevi, nei giorni scorsi, ma voglio analizzare il suo caso da un punto di vista tecnico.”

      Cosa c’è di non chiaro?

      Il mio non è un attacco ad Allevi, né tanto meno un articolo giornalistico. Io ho solo preso come esempio un evento di cronaca e l’ho analizzato. Le smentite le ho lette, poi, ma non mi hanno convinto più di tanto. E, siccome, ti ripeto, non è un articolo giornalistico, non mi sono premurato di verificare attraverso fonti dirette cos’è accaduto. Nessuna “ingenuità” o “mancanza di informazione” da parte mia, dunque, è chiaro. Basta leggere… Se si fosse trattato di un articolo giornalistico, o di approfondimento, non avrei lasciato certo spazio a interpretazioni, stanne certa, così come ho sempre fatto nei miei articoli (sia di cronaca che politici).

      Ho solo voluto analizzare il fenomeno e trovarvi degli insegnamenti per il personal branding. Piuttosto, mi chiedo: nei tuoi interventi non c’è neppure un accenno alla parte tecnica dell’articolo (che è il suo cuore), ma soltanto difese a favore di Allevi, come mai?

      Capisco che tu sia una sua fan, amica o parente, ma non è questo il luogo adatto per difendere il cantante. Qui si parla di strategie comunicative, self publishing, marketing e personal branding. Se ti fa piacere discutere di questi temi, sei la benvenuta, come tutti, ma non è il luogo adatto per parlare dei propri idoli. Anche perché io non ce l’ho affatto con Allevi, anzi.

      Spero che i tuoi prossimi interventi (se ce ne saranno) siano di stampo prettamente tecnico. Altrimenti non hanno alcun senso all’interno di questo contesto.

      Grazie.

      RT

  7. Ma sei di coccio RT!
    Se la tua analisi, per quanto formalmente corretta, porta a dei risultati fasulli, non è di alcuna utilità per nessuno.

    • I risultati non sono fasulli, cara Elisabetta.
      Al limite dovrebbero esserlo le premesse, secondo il tuo punto di vista.
      Allora, dovremmo analizzare il tutto con il “se fosse vero”.
      Ma credo proprio che sia tutto vero, nonostante il tuo accanimento.

      Infatti, pensavo: non ci hai portato alcun dato oggettivo che confermi la tua tesi secondo cui Allevi non abbia detto ciò che ha detto. Ne hai?

      Al contrario, ci sono decine di autorevoli giornalisti che hanno riportato le sue esatte parole, su diverse testate. Se le sono inventate?
      Mi sembra davvero strano che tutti quei professionisti abbiano sentito male, o abbiano inventato tutti le stesse parole.

      E ricorda che i giornalisti, per legge, sono tenuti a riportare la verità sostanziale dei fatti e a pubblicare eventuali rettifiche, nel caso in cui abbiano riportato notizie errate. Dato che nessun giornale ha riportato le sue rettifiche (tranne AdnKronos che, però, è un’agenzia), mi viene da pensare che i giornalisti fossero ben informati su quanto da lui dichiarato. O ti risulta che sia partita qualche denuncia da parte di Allevi?

      E non sarà certo una smentita del musicista a farmi credere che non abbia mai detto ciò che ha detto, o che il suo discorso sia stato travisato (peraltro, basta leggere la sua rettifica per capire che quelle parole le ha dette davvero e ha solo cercato di rimediare). Ovvio che smentisca, dopo la figuraccia. Altro errore di comunicazione, per quanto mi riguarda, visto quanti testimoni erano presenti. Sarebbe stato meglio ammettere di aver sbagliato.

      Ho voluto precisare tutto ciò, nonostante esuli dal cuore di questo articolo, solo per dare un senso a questa sterile discussione.
      Dato che, dai tuoi commenti, mi sembra proprio che ti interessi poco la parte tecnica dell’articolo.

      P.S. premetto che, a meno che tu non dica qualcosa di estremamente grave, non intendo alimentare ulteriormente questa polemica.
      Quindi, se non dovessi più rispondere ai tuoi commenti, ti prego di riconoscere nel mio atteggiamento una scelta professionale e non un atto di maleducazione.
      Grazie, comunque, per i tuoi interventi, Elisabetta.

      RT

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