Scrivere bene: le regole fondamentali

 Scrivere bene: le regole fondamentali

 

Come scrivere bene un libro, o un qualsiasi tipo di testo, e farsi capire da chi legge? È un dubbio che assale tutti coloro che amano scrivere, prima o poi. Esiste un metodo unico e universale che ci permetta di “scrivere bene”?

In questa mini-guida voglio parlare proprio dell’argomento “scrivere e farsi capire”. E voglio farlo prendendo spunto da un articolo apparso sul numero 125 di “Mente & Cervello”, rivista a cui sono abbonato. L’articolo mi ha quasi commosso. 🙂

Sì, perché sono anni che scrivo su questo sito e che dico a tutti sempre la stessa cosa: alcuni accorgimenti linguistici possono garantire l’alta qualità di un testo e hanno ripercussioni sul nostro cervello. Finalmente, ora scopro che anche la scienza la pensa allo stesso modo.

Già nel 1994, infatti, i neuroscienziati Michael Posner e Marcus Raichle evidenziarono l’impatto che ha la lettura di un testo sul nostro cervello. Nel 2012, poi, un team di scienziati francesi ha ripreso in seria considerazione questi studi, evidenziando che non è aumentando la velocità di lettura che aumenta l’efficacia della stessa. Anzi, il contrario: superata una certa velocità, il cervello va, come dire, in tilt. Allora vuol dire che il segreto è nelle mani di chi scrive, non di chi legge.

Ma quali sono le regole per scrivere un testo che sia leggibile e comprensibile a tutti? Eccole!

 

Puntare su parole di uso comune

L’azione della lettura (senza entrare in tecnicismi) diviene più semplice nel momento in cui utilizziamo parole alla portata di tutti (o quasi, insomma). Perché? Perché, nel momento in cui leggiamo, utilizziamo una sorta di “vocabolario interno” per accelerare la lettura e aumentare la comprensione del testo.

Si stima che una parola conosciuta viene ri-conosciuta dalla nostra mente dopo circa 300 o 400 millisecondi. Riesci a immaginare questa velocità? Direi di no. Mentre leggevi la sola parola “velocità” quel lasso di tempo era già trascorso. Velocemente.

Ma cosa vuol dire questo? Che, da un lato, avere un vocabolario più ampio ci permette di leggere testi, anche complessi, come molta facilità (quindi, studiate gente, studiate e leggete molto). Dall’altro che, scrivere testi utilizzando parole di uso comune aumenta di molto l’indice di leggibilità degli stessi.

Nel 2012, dall’Università di Calgary hanno dimostrato che chi si diverte regolarmente con giochi come “Scarabeo” identifica con più facilità e velocità parole complesse, o termini astratti, rispetto a chi non vi gioca (e ora vallo a dire a chi continua ad asserire che giocare sia solo una cosa per bambini!).

 

Usa parole e frasi brevi (e pochi avverbi)

Gli avverbi rallentano la lettura e banalizzano il testo. Soprattutto gli avverbi che terminano in “-ente”. Ricordi Cettolaqualunque, il ridicolo politico medio italiano, interpretato da Antonio Albanese? Trasformava qualsiasi sostantivo, o verbo, in avverbio. Ecco, quello è il risultato.

Più in generale, usare parole e frasi brevi snellisce il testo e aumenta l’indice di leggibilità.

In caso di estrema urgenza, trovare scritto “Bagno”, sulla porta, anziché “Servizio igienico pubblico”, direi che è molto meglio. Oppure, te lo immagini il classico “senza parole” delle vignette, se diventasse “irrimediabilmente privo di qualsiasi tipo di parola utile e consona”? 🙂

 

Pochi aggettivi

Lo stesso effetto degli avverbi, lo hanno i troppi aggettivi. Ci sono scrittori e scrittrici che mettono aggettivi ovunque, determinano le proprietà di qualsiasi cosa. Nella narrazione vige una regola che dovrebbe essere sempre rispettata: show don’t tell, mostra non dire. Lascia che siano i lettori a colmare le lacune.

Questo bellissimo passaggio che ho appena descritto è indispensabile e fondamentale per la comprensione di tutto questo fantastico post. 😉

 

Usare pochi sostantivi (anzi…q.b.)

Usare sostantivi “quanto basta” è un ottimo espediente per non rallentare la lettura e la comprensione dei tuoi testi. Peraltro, prediligi sempre sostantivi “concreti” a sostantivi “astratti”.

Il nostro cervello non riesce a distinguere tra realtà e fantasia, dunque, processa come reale ciò che immagina. Facciamo sì che il cervello del lettore immagini cose concrete. Magari che fanno capo alle sue esperienze sensoriali. Così riusciremo a fargli vivere un’esperienza davvero forte.

“Impiegato” dà subito l’idea di un uomo in giacca e cravatta seduto dietro alla sua scrivania, giusto? “Forza lavoro”, invece non ci dà quell’immagine nemmeno se ci martelliamo la testa. Ecco perché il “burocratese”, come dico da sempre, è la morte della nostra lingua.

In Italia ancora usiamo il burocratese come lingua ufficiale delle istituzioni. Forse perché qualcuno non vuole che tutti comprendano. O forse perché fa sentire nobili i poveri di spirito. Negli USA, invece, il governo ha l’obbligo di comunicare ai cittadini tramite il cosiddetto plain english, ovvero una lingua chiara e trasparente. Già dal 1998…

 

Parola tabù

Quando recensisco romanzi, sul mio sito personale, critico sempre chi scrive utilizzando troppe parolacce. E ora scopro che non è una mia follia. Già nel 1995, infatti, il Politecnico di Zurigo ha evidenziato come l’utilizzo di parole tabù rallenti la lettura.

Ovvio, se vuoi colpire duro allo stomaco il lettore, utilizza pure qualche parola tabù. Ma non abusarne, altrimenti rischi che la strategia diventi controproducente.

Aspetta, non alzare ancora il culo dalla tua sedia, c’è dell’altro.

 

Poche parole per frase

Torno su quanto detto prima. Si stima che il numero giusto sia 14 o 16 parole per singola frase. Se la frase diventa troppo lunga, infatti, si rallentano lettura e comprensione del testo. Quest’ultima frase era di 14 parole esatte, com’è andata la lettura, bene?

 

Mantieni lo stesso soggetto e mantieni le frasi distinte

La lettura scorre più velocemente se il soggetto usato nella preposizione principale è lo stesso della preposizione secondaria. Dire “Mario che sta guardando la stella brilla più di tutto il resto”. Non è chiaro come lo sarebbe “la stella che Mario sta guardando brilla più di tutto il resto”.

Lo stesso dicasi con proposizioni subordinate incastonate dentro la principale. “il giocatore che era a bordo campo che è stato colpito da una bottiglia che è stata lanciata da un tipo grande e grosso è stato portato via dalla polizia” è leggermente (ma proprio poco) più complessa di “la polizia ha portato via un tipo grande e grosso che ha lanciato una bottiglia che ha colpito un giocatore che era a bordo campo”.

 

Non usare le negazioni, mai

“Era da molto che non provavo a non interessarmi alla cronaca”. Eh?

Ecco, appunto. Il nostro cervello fatica a processare le negazioni. Quindi: usale con parsimonia. Prediligi sempre frasi attive e soggetti attivi. “Il palazzo è stato dipinto” trasformalo in “Gli operai hanno dipinto il palazzo”. Di colpo, la frase diventa limpida, lucente. Non trovi?

Questo tipo di giochini linguistici, spesso vengono usati nei quiz a premi, in TV, per mettere in difficoltà i concorrenti. Non a caso.

 

Verbi al posto di sostantivi

Un altro errore tipico del burocratese è ciò che molti chiamano “nominalizzazioni”. Di cosa si tratta? Del brutto vizio di trasformare sempre i verbi in sostantivi. “C’è nervosismo tra di loro” è statico, fermo. “Si stanno innervosendo”, invece,  dà azione, vero? I verbi danno vita e azione alla frase. I sostantivi, al contrario, la paralizzano, la congelano. Trasmetti sempre emozioni e sentimenti. Non congelarti.

 

Metafore e similitudini

Del potere che le metafore hanno sulla nostra mente ne ho ampiamente parlato in questo articolo. Ho anche chiarito la differenza tra esse e le similitudini. Ti invito a leggerlo, se vuoi saperne di più, perché le metafore hanno un grande potere su di noi. Se usate bene, migliorano di molto il tuoi testi e ti permettono di entrare nella mente dei lettori.

Pensa a quanto potrebbe essere complesso esprimere lo stesso concetto che Seneca esprime con la metafora “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Peraltro, non avrebbe lo stesso impatto emotivo.

 

In ultimo: studia bene la grammatica, gli errori distruggono anche il testo migliore. Qui trovi la lista sempre aggiornata dei più comuni errori grammaticali.

 

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