Self publishing e Diritti d’Autore: come tutelare le proprie opere dal plagio

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Ed eccoci a uno dei punti fondamentali del percorso di scrittore indipendente: tutelare le proprie opere dal plagio, difendere i propri Diritti d’Autore.

Molti credono che l’unica soluzione percorribile sia quella dell’iscrizione alla SIAE. La Società Italiana degli Autori ed Editori, infatti, ha una sua sezione specifica dedicata alle opere letterarie, chiamata OLAF.

Ma è davvero l’unica soluzione? E poi, conviene sul serio?

Ovviamente, l’iscrizione alla SIAE e il deposito delle opere hanno un costo, e nemmeno tanto basso. Quindi, prima bisogna capire se ne vale la pena e, soprattutto, perché si pensa sempre alla SIAE come unica ipotesi.

La tesi dell’iscrizione obbligatoria alla SIAE è data, oltreché da retaggi storici, anche dalla presenza, dietro molti libri in commercio nelle librerie, dei famosi bollini.

Ma, come specifica anche la SIAE stessa, non dobbiamo farci ingannare, poiché i bollini non sono altro che uno strumento che viene messo a disposizione del mercato e delle forze dell’ordine per distinguere le opere originali da quelle taroccate. Nulla più.

Ora, senza che io dica altro, lascio che sia tu a rispondere: quanto può contare questo espediente nell’era dei libri digitali e del self publishing?

Bene, andiamo oltre.

Dunque, l’iscrizione alla SIAE non è affatto necessaria. E ce lo dice la stessa SIAE, che tu ci creda o meno, sul suo sito:

“Non è obbligatorio aderire alla SIAE. L’adesione alla SIAE è libera e volontaria. L’autore può teoricamente decidere di curare direttamente i rapporti con gli utilizzatori per tutelare i propri diritti, ma di fatto l’intermediazione di una organizzazione specializzata e capillare è indispensabile. In Italia, l’attività di intermediazione è riservata dalla legge alla SIAE in via esclusiva. L’ autore può comunque scegliere di aderire ad altre Società di autori di Paesi stranieri.” 

Come è possibile questo?

Semplice: è la legge a garantirci la tutela dell’opera, come spiego più approfonditamente nella guida specifica che invio tramite newsletter, creata grazie al prezioso aiuto del Dottore Commercialista Luca Taglialatela.

Un’opera, infatti, è tutelata automaticamente alla sua creazione. È in quel momento che acquisisci, per legge, i famosi Diritti d’Autore. Non devi fare altro.

L’unica cosa che ti consiglio di fare, nel caso ti dovessi trovare davanti a un tribunale per difendere i tuoi diritti dal plagio, è di crearti una prova della paternità dell’opera.

Ma in che modo?

Le soluzioni sono diverse, oltre il classico (e costosissimo) deposito notarile, vediamole insieme.

 

POSTA ORDINARIA O RACCOMANDATA A/R

Puoi usufruire della posta ordinaria, o della raccomandata con ricevuta di ritorno, sì. Non ha certo il valore legale di un deposito notarile, ma può tornare utile.

Devi solo stampare il libro, imbustarlo e spedirlo tramite le Poste al tuo indirizzo di casa. Mantenendo la busta chiusa, con il timbro delle Poste su, avrai un documento che certificherà la paternità della tua opera.

 

METODI INFORMATICI PER TUTELARE I DIRITTI D’AUTORE

Di prove informatiche se ne possono produrre a bizzeffe, dato che il libro viene redatto al Pc. Ad esempio, potrebbe già far fede la data di creazione del file. Quella fornita automaticamente dal sistema operativo. O la data di ultima modifica del file.

E poi c’è la posta elettronica, o meglio ancora, la PEC (Posta Elettronica Certificata), che può tornarci utile. Prendi il tuo file, creati un account PEC (lo rilasciano in tanti e a prezzi bassissimi), allega il file e spedisci, dal tuo indirizzo PEC al tuo indirizzo PEC, un’email con il file allegato e un oggetto del tipo “Prova paternità opera letteraria xxx”.

Se non vuoi creare un indirizzo PEC, utilizza pure il tuo solito indirizzo email, purché regolarmente registrato a tuo nome.

 

PUBBLICITA’

Pubblicizza il libro, fatti conoscere, dài prova della paternità dell’opera attraverso il tuo impegno.

Pubblicare estratti del tuo libro sul tuo sito o, meglio ancora, sui social network, è un’ottima prova di paternità. Lì ci sono elementi che non possono essere modificati, come la data di pubblicazione registrata sul server del sito/social network.

Meglio ancora se pubblichi estratti del libro prima dell’uscita dello stesso, per creare attesa e dare qualche assaggio del libro, sì, ma anche per tutelarti, in fondo. Chi altro può sapere cosa contiene l’opera se non il suo creatore?

 

 

Sono solo trucchi, questi, ovviamente. Quella al plagio è una dura lotta.

Il problema è che nessuno, in assoluto, può garantirti il riconoscimento indiscutibile della paternità dell’opera davanti agli altri. Voglio dire: una cosa è trovarsi dinanzi alla legge, dove servono prove e a giudicare c’è un professionista imparziale, un’altra è l’avere a che fare con i vari millantatori che popolano il mondo.

Poste, email e altri espedienti, infatti, non escludono che qualcun altro, in giro, possa impossessarsi di quelle righe che hai pubblicato e possa riporle come sue. Non si può escludere che qualcuno scarichi il tuo eBook e poi lo dia via gratis o, peggio ancora, lo ripubblichi a suo nome spacciandolo come proprio.

Quindi, il mio consiglio è: copriti le spalle con documenti (pubblici e privati) che possano garantirti una vittoria in tribunale, ma non vivere nel terrore che qualcuno possa rubarti la paternità dell’opera, o scriverne di sue copiando la tua, oppure possa distribuire gratis il tuo libro, sottobanco.

Tanto è possibilissimo che tutto ciò accada. E ti dirò di più: maggiore sarà il successo del tuo libro, maggiori saranno le possibilità. Quindi, lo “scopiazzamento” potrebbe anche darti gioia, in fondo sarebbe il più lampante segnale del tuo successo.

 

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21 Commenti “Self publishing e Diritti d’Autore: come tutelare le proprie opere dal plagio

  1. Buonasera Roberto, mi chiedevo: in caso volessi utilizzare uno pseudonimo, come mi devo comportare per avere ugualmente i miei diritti d’autore? Devo fare una dichiariazione inserendola nella raccomandata?

  2. Ciao Marco,
    puoi anche inserire una dichiarazione, perché no.

    La Legge su Diritto D’autore, all’articolo 8, dice espressamente: “È reputato autore dell’opera, salvo prova contraria, chi è in essa indicato come tale nelle forme d’uso, ovvero, è annunciato come tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o radio-diffusione dell’opera stessa. Valgono come nome lo pseudonimo, il nome d’arte, la sigla o il segno convenzionale, che siano notoriamente conosciuti come equivalenti al nome vero.”

    E tieni conto che, se qualcuno intendesse utilizzare addirittura il tuo pseudonimo, l’articolo 9 e l’articolo 7, comma 1 e 2, del Codice Civile, tutelano addirittura questo! ;)

    RT

  3. Ti ringrazio per la risposta. Sappi caro Roberto che ti stimo molto, sei veramente una persona che mostra chiaramente tramite i tuoi blog quello in cui credi, cioè l’amore per la scrittura.
    Ne farò tesoro dei tuoi consigli.

    Grazie ancora.
    Marco.

  4. Letto tutto, attendo la newsletter col file audio specifico della tutela dei diritti. Questo è il punto che onestamente mi preoccupa di più, non penso al guadagno ma non per questo vorrei che altri si facessero belli con le mie idee :) Finora anche io ero fra quelli che considerava come unica forma di tutela “depositaria” la Siae, del resto la raccomandata a/r la conoscevo già come formula perchè viene usata dalle associazioni coi propri statuti per non pagare i notai :) però queste formule “alternative” non mi danno tanta sicurezza, in un eventuale diatriba legale intendo, come l’aver depositato in siae o da un notai (purtroppo con costi maggiori di una raccomandata:( )…vabbè, sarà che son ancora un “nabbo” in quanto a conoscenza del mondo del selfpublishing…comunque grazie davvero per tutte le notizie e le informazioni che ci offri

    • Si tratta solo di retaggi, pensieri consolidati.
      Ma anche il fatto che la SIAE è una Società importante. Questo ci porta a credere che possa essere l’unica, reale tutela.
      Non è colpa tua, affatto, Davide.

      A presto!

      RT

  5. certo, anche questo è vero, siamo abituati a conoscere solo quella realtà e fidarci poco di ciò che non conosciamo…stò leggendo tutto e trovo molto interessante anche la modalità con la quale spieghi, grazie ancora

  6. scusate la domanda banale: ma quando si parla di spedirsi tramite raccomandata a-r in busta chiusa la propria opera, la busta deve restare sigillata?

  7. nel senso che deve restare sempre chiusa con l’opera all’interno? E se la apro poi come si dimostra che dentro c’era proprio quell’opera? grazie

  8. sai perchè??? Qualche anno fà presenziai ad un incontro sulla privacy nelle associazioni di volontariato ed il legale che teneva il seminario ci parlò di come fare la documentazione della privacy e ci disse che era possibile mandarsela per posta 8senza busta) facendo apporre il timbro sul documento stesso. Lo stesso procedimento viene fatto con gli statuti associativi…comunque ben venga la busta chiusa, resta un ricordo del proprio impegno :)

  9. Ciao Roberto, bell’articolo.
    Ti suggerisco anche il sistema di marcatura temporale che offre la possibilità di avere un numero di protocollo che attesta la paternità dell’opera. Uno di questi servizi è Patamu (http://www.patamu.com),
    gratuito ed efficace per tutelare la paternità di qualsiasi opera d’ingegno.
    A presto,
    Gianluca

  10. Un sistema assolutamente sicuro c’e’. Deposito dell’inedito alla Siae. Non ci si iscrive alla Siae, ma si manda l’opera finale prima della distribuzione. Costava circa 200 euro e rotti. In alternativa dal notaio :)

  11. Chiarissimo, Grazie per lo splendido Aiuto, e Ti chiedo Vorrei depositare il Mio diritto d’autore in merito ad una pagina da me creata, ovvio è tutto li che parla, ma non si sa mai qualcuno ne fa altri usi, e l idea è mia, come Faccio? ne stampo videata e la mando a me medesima, oltre che a mandarmela per posta elettronica????? Sentitamente Grazie

  12. Buonasera.
    Volevo chiederLe … Tra i testi che produco senza nessun fine e quindi non (ancora?) tutelati, ve ne è uno che un cantante (vero) vorrebbe interpretare. Posso permetterglielo o perdo i diritti d’autore (non parlo di soldi ma di “mia creazione”)? Il cantante in questione può interpretarlo pure senza che il pezzo sia stato depositato?
    Potrebbe, per cortesia, rispondermi via mail?
    Un cordialissimo saluto,
    Carlo Fedele

    • Ciao Carlo,
      la risposta è: sì, può cantarlo, se tu gli dài l’autorizzazione.
      Per quanto riguarda, poi, la paternità dell’opera
      puoi tutelarla con uno dei metodi che descrivo
      in questo articolo. In fondo, sei tu il creatore dell’opera.
      L’unica cosa che potrebbe vincolarti sarebbe la firma di un contratto.
      Fa’ attenzione solo a quello e, se serve, chiama in causa un avvocato esperto.

      RT

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