Come raccontare una storia o una favola (ad adulti e bambini)

Come raccontare una storia o una favola (ad adulti e bambini)

Molte volte, da amanti della scrittura, ci chiediamo: come raccontare bene una storia? Se siamo genitori ci chiediamo anche: come raccontare una favola ai bambini? Te lo spiego qui.

In quest’altro articolo, invece, ti spiego come scrivere un libro per bambini.

 

Il potere delle storie e delle favole

Nel 2007, Paul Zak, neuroeconomista della Claremont Graduate University ha pubblicato un suo studio, su “PLoS ONE”: i risultati di un suo test sugli effetti della narrazione. Lo studio di Zak ha rilevato che, nelle persone più coinvolte nella storia (che parlava di uno sfortunato bimbo malato di cancro e di suo padre), aumentavano di molto i livelli di ossitocina (l’ormone che aumenta l’empatia) e di cortisolo (l’ormone dell’attenzione). E le stesse persone, poi, si dicevano più propense a donare somme a favore del volontariato.

Zak ha detto: “Lo studio ha dimostrato che i racconti modulano il funzionamento del cervello e che esiste una correlazione tra l’arte di raccontare e il comportamento di chi si sottopone alle storie.” E lo studio ha dimostrato anche che a produrre effetti non sono le parole, in sé, ma come vengono concatenate, il modo di narrare. Ecco perché alcuni scrittori hanno più impatto di altri.

Nell’Accademia del Self Publishing prendo in esame alcuni estratti di grandi capolavori, per estrapolarne le tecniche narrative più efficaci da riutilizzare, proprio per questo motivo.

Molti psicologi hanno dichiarato che la narrazione è presente da sempre nella specie umana ed è presente in tutte le culture: è universale. E, quando un comportamento è universale, vuol dire che è un effetto dell’evoluzione. E se l’evoluzione ci ha portato a diventare cittadini di mondi immaginari, vuol dire che la narrazione ha forti implicazioni sociali e comportamentali.

È la migliore tecnica di codifica delle norme sociali e di trasmissione del sapere, senza aspettare i lunghi tempi dell’evoluzione biologica. Il ricercatore Gotchall asserisce, senza ombra di dubbio, che leggere storie di forte impatto psicologico aiuta ad avere una vita sociale più ricca, un’esistenza più felice e un maggior livello di empatia.

“Ed è la fiction, storie inventate, ad avere un impatto maggiore, non le storie reali” dice il ricercatore Mar. E ne è convinto anche Michael Gazzaniga, uno dei padri fondatori delle neuroscienze: “La narrazione ci prepara alla vita reale, a far fronte agli eventi inattesi, perché li abbiamo già immaginati e vissuti nelle storie”, asserisce il luminare.

Narrare non è raccontare, narrare è parlare alle emozioni di chi legge, o ascolta. In questo modo, il lettore/ascoltatore vive in prima persona tali emozioni e le ricollega a ciò che ha già vissuto. È un’arte complessa che si impara sia studiando, sia facendo molta, molta pratica.

Particolarmente interessante ho trovato uno studio dell’Università del North Carolina del 2004. Lo studio ha evidenziato una relazione tra il coinvolgimento nella storia e la presenza di empatia, dimostrando perché alcuni amano leggere molto e altri per nulla. Sostanzialmente, si tende a leggere storie che si sentono vicine.

Per questo motivo, i ricercatori consigliano agli insegnanti di avvicinare gli studenti alla lettura attraverso la lettura di storie a loro più vicine, anziché attraverso i grandi classici, che hanno altri motivi d’essere studiati, ma che non coinvolgono molto poiché narrano di società ormai passate.

Narriamo da sempre, anche da soli, a noi stessi. Ci hai mai fatto caso? E anche i bambini piccolissimi, sotto l’anno di età, riescono a comprendere le storie. Anche se non sono verbalizzate. C’è una morale innata, in noi, che ci permette di umanizzare e classificare i protagonisti delle storie.

Le storie, se ben costruite, possono essere strumenti potenti di persuasione e diversi studi hanno dimostrato come siano in grado di farci cambiare opinione su determinati argomenti, anche senza un riscontro nel mondo reale. Ed ecco perché, ormai, è tornato di “moda” lo storytelling, ovvero l’arte di raccontare storie a fini commerciali, nel  marketing.

 

Come raccontare storie e favole in modo professionale

Se non fosse chiaro, dunque, scrivere è importantissimo, tanto quanto leggere. Nel momento in cui ti viene in mente “ho pochi lettori e altre cose da fare, perché continuare?”, risponditi che, con le tue storie, stai migliorando la tua vita e quella dei tuoi (non importa quanti siano) lettori.

Stai facendo del bene, stai “curando”, in qualche modo, stai creando il futuro, modellando la realtà.

Prima ho utilizzato la parola “persuasione”, ma l’ho utilizzata nella sua accezione più ampia. Persuadere, a fin di bene, è un atto meraviglioso. Pensa a un uomo disperato che tenta di suicidarsi, lanciandosi da un balcone. Il mediatore, accanto a lui, gli racconta di quando sua moglie è morta di tumore e lui avrebbe voluto uccidersi con i barbiturici. Lo convince e lo salva.

Gli ha raccontato una storia, lo ha persuaso. Ha compiuto un grande gesto.

Ecco, questo vuol dire narrare storie. Se non leggi molto, torna a farlo, magari un po’ per volta. Riprendi l’abitudine. Le abitudini si possono cambiare e possono cambiare la nostra vita. E insegna anche ai tuoi figli (o ai tuoi alunni, se insegni) a leggere per passione, per migliorare la propria vita. Stampa e dài loro questo articolo!

Con la narrazione puoi dire ciò che pensi, insegnare ciò che hai imparato, cambiare il modo di pensare e di vedere il mondo. Con le storie puoi fare ciò che vuoi. Le usano i pubblicitari, sì, ma anche gli psicologi. La narrazione non è solo l’arte inventare storie, è dar vita a  mondi alternativi, in grado di farci meglio comprendere quello reale.

Ammesso che la realtà esista… ma questa è un’altra… storia… 🙂

Bisogna però scriverle bene, le nostre storie, come ci dicono i luminari di cui sopra. Non basta mettere parole a caso, o raccontare storie tanto per farlo. Dietro c’è un lavoro raffinato e preciso. Per questo motivo, nell’Accademia dedico molto tempo a videolezioni su tecniche di scrittura e strategie linguistiche, che spesso non vengono insegnate.

Narrare è un’arte e, non so se ci hai già fatto caso, ma “artista” e “artigiano” hanno la stessa radice etimologica. Quindi, per fare arte fatta bene, serve tanto, tanto impegno!

Di rimando, è chiaro che anche leggere le storie degli altri ci permette di migliorare la nostra vita. Ci permette di ampliare il nostro bagaglio culturale, di guardare al mondo con altri occhi, di vivere emozioni che, magari, la nostra routine quotidiana ci nega. PRoprio grazie a tutto ciò ho potuto far conoscere la Sindrome di Tourette nella sua realtà scientifica, in Italia, grazie a “Lo scacciapensieri“.

Le storie sono uno strumento fantastico! Sia che tu voglia vendere i tuoi libri, sia che tu voglia promuovere una causa sociale, sia che tu voglia far sognare gli altri, o insegnare loro qualcosa, sia che tu voglia guarire il prossimo, o riflettere su ciò che tu hai dentro. Perché scrivere è anche un atto di introspezione e riflessione. Chi più ne ha, più ne metta, dunque.

E, allora, quando senti di stare lì per perdere la tua motivazione nello scrivere (o leggere) storie e impegnarti in questa nobile arte, rileggiti questo articolo. Di motivi per continuare a scrivere e leggere ne hai a bizzeffe. E devi farlo, se ami farlo, sia per te che per gli altri…

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