Come scrivere bene: pianifica i tuoi obiettivi

Come scrivere bene: pianifica i tuoi obiettivi

 

Scrivere bene un libro, un articolo o un qualsiasi testo, richiede cura e meticolosità. La prima cosa da fare, dunque, è pianificare gli obiettivi e il lavoro.

Come forse saprai, io sono un mental coach membro della International Coach Federation. Prima ancora che nel mio lavoro di supporto agli scrittori e ai talenti emergenti, apprendere le tecniche di coaching mi è stato utilissimo per i miei lavori di scrittura.

Mi spiego meglio.

 

Coaching e scrittura

Il metodo che utilizziamo noi coach, nelle sessioni, è un metodo universale che può essere replicato in ogni settore. Certo, prima bisogna apprenderlo per bene e utilizzarlo in maniera professionale, ma di fatto è così.

Ci sono vari metodi per fare coaching, quello che io preferisco è quello ideato da John Whitmore: il GROW.

Il GROW è un metodo che può tornare utilissimo anche per chi scrive. Se pensi che io sia fuori di testa, o non riesci a collegare il tutto, leggi di seguito e ti sarà chiaro.

 

Individua il tuo obiettivo

La prima lettera dell’acronimo GROW sta a indicare il GOAL, ovvero l’obiettivo.

Senza un obiettivo non possiamo andare avanti nelle sessioni di coaching e tu non puoi lavorare.

L’obiettivo deve avere delle caratteristiche ben precise, deve essere:

  • Espresso in positivo
  • Controllabile
  • Con evidenza esterna
  • Realistico
  • Temporizzabile
  • Misurabile

Ciò vuol dire che, se siedi alla tua scrivania e ti dici: “Ok, il mio obiettivo è diventare come Stephen King” stai partendo con il piede sbagliato, perché non avrai la minima idea del punto di partenza e del punto di arrivo.

Analizziamo punto per punto, allora.

 

Obiettivo positivo

Esprimere un obiettivo in positivo è il primo passo.

Ciò vuol dire che frasi come “non voglio che i lettori critichino il mio nuovo libro” sono errate. Tutt’al più si potrebbe pensare a qualcosa come “voglio che i lettori apprezzino il mio nuovo libro”. Come vedi, nel secondo caso non sto dicendo cosa non voglio, ma sto mettendo in chiaro cosa voglio.

Questo vuol dire esprimere un obiettivo in maniera positiva. Farlo ti pone già in uno stato mentale che porta verso un’azione. Dico bene?

 

Obiettivo controllabile

Anche in questo caso, bisogna fare attenzione alle parole. Ma noi siamo abituati a questo, giusto? 🙂

Nell’esempio di prima, potremmo dire che l’obiettivo non è proprio controllabile del tutto. L’apprezzamento dei lettori, infatti, dipende da molti fattori, molti dei quali sono fuori dal nostro controllo.

Ad esempio, potremmo aver scritto il libro più bello degli ultimi anni, ma qualche lettore potrebbe trovarlo brutto perché, magari, gli ricorda un libro letto in passato e che ha odiato. Chissà. È solo un esempio. Oppure sta leggendo il tuo libro in un periodo brutto della sua vita e lo ricorderà come qualcosa di negativo.

Se in una sessione di coaching con me dicessi “vorrei che i lettori mi apprezzassero”, farei in modo di rendere questo obiettivo controllabile. E, magari, ragionandoci su, arriveresti a dire: “voglio migliorare la mia tecnica narrativa per farmi apprezzare di più”.

Ottimo! Qui siamo nell’àmbito del tuo controllo! Ma non basta.

 

Un obiettivo evidente

Hai trovato un obiettivo controllabile e positivo, ma ancora un po’ fumoso. “Migliorare la mia tecnica narrativa” è un concetto molto ampio. Quindi? Che farai? Ti siederai alla scrivania e migliorerai? Non credo.

Ciò vuol dire che devi trovare un’evidenza esterna che ti permetterà di capire se hai raggiunto o meno il tuo obiettivo. E, pertanto, dobbiamo raffinarlo ancora un po’.

Con le mie domande ti porterei a esplorare il tuo pensiero e le varie possibilità. Ed esempio: quali caratteristiche deve avere, la tua narrazione, per capire che è migliorata? Magari potresti rispondermi che devi dare più pathos al finale, perché ora lo senti debole.

Ottimo!

Allora, con altre domande, ti porterei a scavare un po’ di più e potresti arrivare a darmi un’evidenza esterna molto precisa come: “se il finale farà commuovere, avrò raggiunto l’obiettivo”.

Perfetto! Allora dovrai lavorare finché il finale non sarà commovente. Ma non basta ancora…

 

L’obiettivo deve essere temporizzabile e misurabile

Sinora l’obiettivo mi sembra realistico, fattibile. Ma per renderlo ancora più realistico, occorre creare un vero e proprio piano di lavoro. Prima di tutto: lo si deve poter misurare.

Mi dici che vuoi che sia commovente. Ma chi dovrà commuovere?

Mi dirai: tutti i miei lettori. E ti chiederei se hai possibilità di controllarli uno a uno. Non lo so, magari hai 20 lettori e puoi raggiungerli fisicamente tutti e 20, per controllare.

In caso contrario, dovrai rendere l’obiettivo misurabile in un altro modo.

Forse mi dirai: “ok, se farà commuovere 5 persone, me, i miei genitori e i miei 2 figli, andrà benissimo”.

Ottimo, adesso è misurabile.

Ed entro quando vuoi far sì che il finale del tuo libro riesca a far commuovere queste persone?

Se mi rispondessi “entro domani”, ti aiuterei a capire se ti trovi davvero al punto di poterlo fare. Può darsi di sì. Oppure di no. Se non ti trovi in quel punto, dovrai rivedere i tempi. Magari dirai: “ok, è vero… voglio darmi 30 giorni”.  Anche in questo caso ti aiuterei a capire se i tempi sono realistici. Se mi dici di sì, andiamo avanti. Mi sembra che ci siamo.

In pratica, il tuo obiettivo è quello di scrivere un finale del libro riesca a far commuovere te, i tuoi genitori e i tuoi 2 figli entro 30 giorni a partire da oggi.

Perfetto!

 

Conclusioni

Come vedi, si tratta di un lavoro davvero raffinato e meticoloso. Pensi che sia sfiancante? Sì, può esserlo, ma anche questo fa parte del lavoro. Pensa che un geniaccio come Jeffery Deaver impiega più mesi a pianificare il suo lavoro che a scrivere il libro in sé.

Senza un obiettivo chiaro e un piano di lavoro preciso, brancolerai nel buio e lavorerai da principiante.

Molte persone non voglio impegnarsi fino in fondo, pensano che scrivere sia un atto divino che nasca da qualche energia sconosciuta dentro di noi, un fuoco sacro. Sì, l’ispirazione serve di sicuro, ma non che la punta dell’iceberg. Una volta trovata l’idea, devi rimboccarti le maniche e sudare, per far sì che diventi davvero un capolavoro. Ecco perché solo in pochi raggiungono il successo.

E ti dirò di più: prima ho parlato del GROW e poi ho parlato solo della lettera G, del GOAL, l’obiettivo.

Bene, avrai già capito che il lavoro non finisce qui. Una volta individuato l’obiettivo, bisognerà analizzare anche gli altri punti:

 

  • R=Reality (ovvero, dove ti trovi, oggi, rispetto al tuo obiettivo?)
  • O=Options (ovvero, su cosa puoi lavorare, per raggiungere l’obiettivo?)
  • W=Will (dunque, quali sono le azioni che dovrai mettere in pratica?)

 

Spesso mi si chiede quale sia la differenza tra il servizio di writing coaching e quello di consulenza. Eccolo qui: mentre nella consulenza ti fornisco consigli mirati su un problema specifico, nel coaching non do alcun consiglio, ti metto nelle condizioni di pianificare il tutto e capire come agire.

2 Commenti

  • Laura Posted 6 marzo 2018 06:28

    Bene Roberto e ora? Che cosa si dovrebbe fare dei tuoi consigli?

    • Roberto P. Tartaglia Posted 7 marzo 2018 20:27

      Quello che se ne fa sempre: rifletterci su e, se li si ritiene validi, metterli in pratica.
      O gettarli via.

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