Come scrivere un potenziale best seller? Emozionando il lettore

Come scrivere un potenziale best seller? Emozionando il lettore

 

Scrivere un best seller, un libro di successo, non è un lavoro semplice. Sembra scontata, questa frase, ma oggi molti credono che ci voglia poco. Vediamo insieme qual è la realtà.

 

Scrivere un best seller, o un long seller?

Prima di tutto occorre capire se si vuole scrivere un best seller, o un long seller. Il best seller è un libro che vende molto in un determinato periodo di tempo, un long seller è un best seller che continua a vendere, anche dopo il boom pubblicitario.

Peraltro, vale la pena ricordare che scrivere un best seller non vuol dire semplicemente scalare le classifiche di Amazon, ma vendere migliaia di copie. Questa è una differenza fondamentale. Perché?

Perché le classifiche di Amazon possono anche essere truccate in vari modi:

  • Si può organizzare una pubblicità che permetta di vendere molte copie in poche ore e salire in classifica
  • Si può essere fortunati, perché in quel momento gli altri libri stanno vendendo poco, su Amazon, e, quindi, non c’è concorrenza
  • Si possono scrivere centinaia di recensioni false

E altro ancora.

Il bello arriva quando il tuo libro è tra i best seller di Amazon per settimane e, magari, anche molto tempo dopo la sua uscita e senza che tu abbia messo su nuove campagne promozionali (come è successo al mio “Lo scacciapensieri” per l’intero mese di novembre 2017 e oltre, a più di 4 anni dalla sua uscita).

Ecco, questo è ciò a cui io punto e consiglio anche a te di puntare: a un long seller. Perché? Perché è sinonimo di apprezzamento, al di là delle tecniche di marketing utilizzate, continuerà a vendere grazie al passaparola positivo che innescherà tra i lettori.

Non correre dietro ai falsi miti del web come numero di fan, numero di recensioni e così via. Guarda ai numeri veri: quelli delle vendite, che poi ti fanno salire nelle classifiche in modo onesto e naturale.

 

Come scrivere un potenziale best seller, allora?

Devi emozionare il pubblico. E, per farlo, devi capire come funziona la mente umana. Te lo spiego in poche righe, senza dar vita a un trattato accademico, promesso. 🙂

Del potere delle metafore e delle similitudini ne ho parlato qui, mentre del potere delle parole giuste, in quest’altro articolo.

Questi non sono che alcuni degli strumenti per poter accedere alla parte più ancestrale del cervello umano. Mi spiego meglio.

Il nostro cervello si è evoluto in millenni di storia.

In noi, infatti, c’è un cervello detto “rettile”, tipico di questi animali, che regola le nostre funzioni vitali, i riflessi e le risposte primordiali di lotta, fuga e immobilizzazione per non essere scoperti. Questo cervello è composto dal tronco encefalico, di cui fa parte anche il famoso cervelletto.

Nei millenni, intorno a questo cervello ne è nato un altro, una sorta di anello, di limbo: il cervello libico, appunto. Questo ha dato vita ai mammiferi.

È qui che risiedono l’amigdala e l’ippocampo: la prima si occupa di gestire le emozioni e i ricordi emotivi, il secondo di immagazzinare i ricordi nudi e crudi degli eventi.

Intorno a questo cervello, in altri millenni, si è creata la corteccia, dapprima in modo basilare, come nei cani, nei gatti e in tutti i mammiferi più intelligenti, poi in maniera più corposa, dando vita a quella che in noi umani è la neocorteccia, deputata al linguaggio, al pensiero creativo, a quello razionale e così via.

E sai qual è la cosa figa? Che, nonostante ci siamo evoluti così tanto, quando entra in ballo l’emotività, è sempre il cervello limbico che parte per primo e zittisce tutto il resto, anche la potente neocorteccia. Inizi a capire perché ci interessa così tanto, il funzionamento del cervello umano?

 

Un best seller nasce nel cervello del lettore

Un best seller diviene tale perché il lettore ne rimane affascinato e passa parola.

Ma per affascinarlo, sia che tu abbia scritto un trattato tecnico, sia che tu abbia creato un romanzo, occorre parlare alle sue emozioni. Alla sua amigdala, dunque.

Perché prima ho tirato in ballo le metafore e le similitudini?

Perché l’amigdala ha un forte potere astrattivo e lavora per immagini. Hai mai sentito dire che il clown di “It”, il best seller di Stephen King, richiama nostre paure infantili? Oppure che l’azienda tal dei tali, superquotata in Borsa, ha deciso di inserire lo storytelling, il racconto, nelle sue strategie di marketing?

Tutto questo accade perché le storie e i loro simboli toccano la parte emotiva del nostro cervello, quella che parte per prima e zittisce tutto il resto. Non è strano che un romanzo o un film ci faccia piangere o sorridere? In fondo, si tratta di finzione, giusto?

Ma il nostro cervello non distingue tra realtà e fantasia e quella che Umberto Eco chiamava “sospensione dell’incredulità” ci permette di entrare in una storia e viverla appieno, trattandola come se fosse la realtà.

Il segreto, dunque, sta nel saper parlare alla mente emotiva del lettore con le parole giuste, con le metafore e le similitudini più adatte, con l’utilizzo di simboli e archetipi comuni a tutti noi esseri umani.

Nell’Accademia del Self Publishing dedico un’intera lezione, all’utilizzo degli archetipi junghiani e a tutto il resto. C’è a chi riesce naturale, più semplice, lavorare in questo modo, e chi, invece, deve prima studiare e applicarsi, ma i risultati sono garantiti ed è qui che nasce un vero long seller: nella mente del lettore!

 

Conclusioni

Se vuoi fare il grande passo, dunque, se vuoi scrivere testi che emozionino e che coinvolgano il lettore, devi lavorare in modo raffinato e prendere in considerazione quegli aspetti che spesso (molto spesso, purtroppo) le scuole di scrittura tradizionali non prendono in considerazione.

Ignorare la psicologia della comunicazione, oggi, è un atto gravissimo, per chi scrive di professione, o vuole farlo. Le neuroscienze ci hanno insegnato e ci stanno insegnando molto, sul funzionamento del nostro cervello, perché ignorare questi progressi scientifici?

Dalla stesura del tuo testo, fino alla sua pubblicizzazione con azioni di marketing e personal branding, studiare anche la psicologia della comunicazione è di fondamentale importanza.

4 Commenti

  • Calogero Posted 19 febbraio 2018 18:16

    Che bomba di articolo!!! Te li meriti proprio i complimenti, Roberto.
    Metafore e similitudini quando scrivo ne uso alquante; mai avrei pensato, tuttavia, che avessero un simile potere comunicativo… voglio dire, impressionare la parte più primitiva del complesso cervello umano per “intortare” quella più recente ed evoluta pare proprio un colpo da maestro. Grazie per avermelo fatto notare. Spero, adesso che posso applicare questa tecnica in maniera consapevole, di migliorare il mio stile narrativo.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 20 febbraio 2018 07:50

      Grazie mille, Calogero!
      “Parlare” al cervello emotivo in chiave metaforica è la parte più importante e complessa di ogni forma artistica.
      Non capisco perché venga così tanto sottovalitata…

      • Calogero Posted 20 febbraio 2018 13:21

        Può darsi che l’importanza di una forma di comunicazione tanto sottile non venga compresa da chi invece farebbe bene a prenderla in considerazione (artisti, letterati…) (i musicisti ci si avvicinano di più, non so quanto consapevolmente).
        Personalmente schivo la pubblicità come le porte dello slalom ma, da quel poco che so a riguardo, mi sembra che i pubblicitari, avendo studiato a fondo Tecnica della comunicazione, ne fanno largo uso, con il risultato che la gente preferisce acquistare i prodotti promossi dalle reclame piuttosto che altri aventi la stessa qualità venduti, inoltre, a prezzo inferiore (proprio perchè non reclamizzati), poiché nessuno si è rivolto al loro Io emotivo per dare impulso a questi ultimi.

        • Roberto P. Tartaglia Posted 21 febbraio 2018 08:39

          Saggia considerazione!

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