Come usare la punteggiatura?
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Come usare la punteggiatura?

Imparare come usare la punteggiatura è fondamentale, per chi scrive e va studiata per bene. Per chi scrive qualsiasi cosa.

La punteggiatura dà il ritmo alla lettura, ci permette di capire quando prendere respiro e quando dividere logicamente le frasi.

Vediamo insieme come scrivere bene usando la punteggiatura, allora.

Per altri approfondimenti, qui trovi i più comuni errori grammaticali da evitare a tutti i costi.

 

La punteggiatura italiana

Ogni lingua ha le sue punteggiature. La lingua spagnola ha il famoso punto interrogativo al contrario, che la contraddistingue, ad esempio.

La lingua italiana non ha simboli “strani”, o unici. Tuttavia, è una lingua tanto articolata, delicata e musicale, che la punteggiatura ricopre un ruolo di fondamentale importanza, per permettere una lettura scorrevole e corretta.

Non possiamo mettere virgole a caso, o eliminarle del tutto. E il punto? Non possiamo certo farne un uso arbitrario. Per non parlare, poi del punto esclamativo, che nel web viene spesso abusato e scambiato per un urlo.

Ecco, questo è molto importante: il contesto. A seconda di dove si sta scrivendo quel determinato testo, la punteggiatura può prendere un significato oppure un altro.

Tutto questo va tenuto in considerazione, quando si scrivere.

 

Segni di punteggiatura: il punto

Il punto è una specie di “re” della punteggiatura. Indica la fine di una frase e ci indica una pausa lunga, sia nella lettura che da un punto di vista concettuale. Dopo il punto si comincia sempre con una lettera maiuscola.

Se poi lo stacco tra la frase appena chiusa e la successiva è molto forte, allora dopo il punto si va a capo. Nel web il punto e a capo si utilizza anche per aumentare l’indice di leggibilità del testo, aumentando la spaziatura tra una frase e un’altra ed evitando il cosiddetto “muro di parole”.

Una strategia che si utilizza anche nel giornalismo e nei libri, ovviamente, ma sul web è ancor più marcata.

Ma il punto si utilizza anche per abbreviare delle parole, come “Prof.”, oppure “Dott.ssa”.  Tempo addietro si utilizzava anche per gli acronimi, ma ormai è in disuso.

Infine, un uso un po’ più creativo del punto lo vede inserito al posto delle virgole. Io, ad esempio, lo utilizzo spesso in questi termini all’interno dei miei testi, quando voglio dare un “effetto corsa”, per velocizzare il ritmo.

 

Segni di punteggiatura: il punto esclamativo ed interrogativo

Il punto esclamativo, partiamo da questo.

Come dico anche nella nostra scuola di scrittura online, è un punto tanto vituperato, talvolta messo al bando, in realtà divenuto sempre più utile, grazie ai fumetti, al web e alla messaggistica istantanea.

Il punto esclamativo indica forza, sul web spesso un urlo o una sorta di imperativo. Nella narrativa e nel giornalismo è sinonimo di un’espressione forte, da vari punti di vista.

Dopo il punto esclamativo va la lettera maiuscola. Ma solo se chiude una frase. Già, perché il punto esclamativo può essere inserito anche nel mezzo di una frase, in un dialogo, per esempio, o all’interno di parentesi (!) come elemento “metatestuale”. In quel caso, dopo va la lettera minuscola.

La stessa regola vale per il punto interrogativo, che non necessita di spiegazioni. Trasforma una frase in una domanda e dopo richiede la lettera maiuscola. Sempre con le eccezioni di cui sopra.

Punto interrogativo ed esclamativo possono anche essere combinati: !? – ?! – ??? – ?!? – !?!. Si tratta di espedienti usati spesso nei fumetti o sul web, ma non solo. Anche nella letteratura contemporanea possono essere trovati.

 

Segni di punteggiatura: il punto e virgola

Il punto e virgola è una sorta di mondo di mezzo, un segno più forte della virgola e meno forte del punto.

Lo si usa negli elenchi, per dividere le varie opzioni, ma anche in una frase troppo lunga, per staccare ma senza chiuderla con un punto. Qualcuno lo utilizza anche al posto della virgola, per evitare ambiguità concettuali o di pausa.

Io non amo molto questo segno e lo utilizzo il meno possibile, ma è un mio punto di vista. Lo trovo ambiguo, preferisco usare la virgola o il punto e rendere tutto più chiaro e definito.

 

Segni di punteggiatura: i due punti

I due punti si possono usare in modi diversi tra loro. Per introdurre un elenco, ma anche per introdurre un discorso diretto o un dialogo, o per spiegare qualcosa al meglio, in varie situazioni. Ecco alcuni esempi.

  • L’arcobaleno ha tanti colori: blu, rosso, verde, giallo e via dicendo.
  • In quel momento, Nina si fermò e disse: «Siete tutti impazziti?»
  • Anna era attonita, basita: non aveva più parole in bocca.

Regola importante, anche se non incisa nella roccia: è sconsigliato utilizzare più volte i due punti nella stessa frase.

 

Segni di punteggiatura: i puntini di sospensione

Neanche a dirlo, indicano la sospensione di una frase, magari lasciata a metà, o per dare il senso della voce che sfuma.

I puntini di sospensione sono sempre tre 3 e mai più o meno di 3.

Se i puntini di sospensione chiudono una frase, allora dopo di loro andrà utilizzata la lettera maiuscola, come per ogni altro punto di fine frase.

 

Segni di punteggiatura: la virgola

La virgola rappresenta una pausa breve, quasi una presa di respiro. Spesso viene snobbata, utilizzata male e posizionata a caso, ma la virgola è importantissima anche per il senso della frase stessa. Pensa a queste due frasi:

  • Andiamo a mangiare, mamma.
  • Andiamo a mangiare mamma.

Come vedi, la seconda frase, senza virgola, è ambigua e lascia pensare a un cannibale… Spero di essermi spiegato. Ma vediamo quando usare correttamente la virgola.

Prima di tutto, la si può usare nelle liste: devo comprare pane, latte, pesce, uova e verdura. Come vedi, l’ultimo elemento non è preceduto dalla virgola, ma dalla congiunzione “e”: è una regola, ma alle volte la si infrange volontariamente per questioni di stile.

La possiamo utilizzare anche prima o dopo un’apposizione (sostantivo che ne accompagna un altro): ieri ho visto Marika, l’amica di mia sorella.

E anche nelle proposizioni incidentali, dette anche incisi: il prezzo proposto, a detta loro, è il migliore. In questo caso si possono usare anche le parentesi, oppure i trattini, al posto delle virgole: il prezzo proposto (a detta loro) è il migliore.

Si può usare la virgola anche prima o dopo un vocativo assoluto, ovvero quando ci si rivolge a qualcuno interpellandolo: Anna, è ora di andare!

Si può usare la virgola anche per separare una proposizione da una coordinata introdotta da una congiunzione (Tra poco partiremo, ma non subito), oppure per separare la proposizione principale dalla subordinata (il panino era buono, sebbene fosse troppo duro).

Infine, nelle proposizioni relative, la virgola può avere un ruolo importante nel senso della frase, distinguendo restrittive ed esplicative:

  • I cani che sono stati addestrati sanno individuare i tartufi
  • I cani, che sono stati addestrati, sanno individuare i tartufi

Come vedi, nella prima frase il senso è che solo i cani addestrati ne sono capaci, nella seconda lo sono tutti, proprio perché sono stati addestrati.

 

Come usare la punteggiatura nei dialoghi

Partiamo da un punto importantissimo: la punteggiatura nei dialoghi è del tutto arbitraria.

Evviva! Facciamo come ci pare!

No, non esattamente e lo spiego per bene anche nella lezione dedicata della nostra scuola di scrittura online

Ci sono regole che vanno rispettate, per dare un senso al tutto e rendere i dialoghi leggibili e comprensibili. Poi, è vero, ogni casa editrice (o selfpublisher) sceglie il suo stile.

Prima di tutto, i dialoghi possono essere racchiusi tra caporali «», oppure tra semplici virgolette “”. C’è anche chi usa il trattino –. A ognuno la sua, io adoro i caporali, si notano meglio e rendono tutto più chiaro.

Parliamo ora di punteggiatura. Per quanto riguarda i punti e le virgole, io amo metterli dopo la chiusura dei caporali. Ecco 2 esempi:

  • «Ti rendi conto che il mondo è sottosopra?». Chiese Carla.
  • «Ti rendi conto che il mondo è sottosopra?», chiese Carla.

Allo stesso modo mi piacciono le virgole negli incisi narrati:

  • «Ti rendi conto», chiese Carla, «che il mondo è sottosopra?»

Come hai notato, il punto di fine frase è solo all’interno dei caporali, non fuori. Fa eccezione se, nel mezzo, inserisco altre frasi narrate:

  • «Ti rendi conto?», chiese Carla urlando. Poi si calmò. «Ti rendi conto che il mondo è sottosopra?»
  • «Ti rendi conto?», chiese Carla urlando. Poi si calmò: «Ti rendi conto che il mondo è sottosopra?»

Come vedi, nel mezzo ci sono punteggiature classiche, ma a fine frase nessun punto. E questo vale per ogni tipo di punto, non solo per quello interrogativo, anche per il punto semplice.

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