Consigli su come scrivere un libro di successo: usa le parole giuste

Consigli su come scrivere un libro di successo: usa le parole giuste

 

Scrivere un libro di successo è il sogno di chiunque ami la scrittura. Ma dietro a un libro di successo ci sono tanti piccoli particolari che lo rendono speciale. Qui vediamo come utilizzare le parole giuste possa permetterti di dar vita a un potenziale bestseller.

IL POTERE DELLE PAROLE: CONSIGLI ED ESEMPI

Le parole? Perché puntare l’attenzione proprio sulle parole? E tutto il resto? La storia e quelle cose lì?

Nell’Accademia del Self Publishing dedico diverse lezioni, un terzo dell’intero percorso, al tema dello scrivere bene, perché potrai anche essere un gran venditore, ma se vendi un prodotto scadente, i lettori difficilmente ti daranno una seconda possibilità.

Quindi, prima di tutto, occorre scrivere un buon libro.

Ma per farlo non basta inserire aforismi virali. Bisogna saper comunicare in maniera diretta, chiara e con le parole giuste.

«Le parole sono importanti» diceva Nanni Moretti in “Palombella rossa”. Ed è vero.

Ti faccio qualche esempio, per farti capire il potere delle parole.

Apri il giornale, o accendi la TV. Piove. È inverno ed è normale che piova. Non ci sono esondazioni, morti o feriti, per fortuna. Ma piove a dirotto. Niente di grave, dunque, o di anomalo. Ma quali parole utilizzano i cari colleghi giornalisti? “Bomba d’acqua”.

Bomba d’acqua.

È ben diverso da “pioggia copiosa”. È la parola “bomba” a fare la differenza. Si prende in prestito un termine bellico, che nella nostra mente è associato a un dramma, a catastrofi, per creare sensazionalismo.

E, a proposito di guerra, se un militare uccide un suo commilitone, che dicitura viene utilizzata?

Fuoco amico”.

Sarebbe molto più grave dire “ucciso da un compagno”. La parola “fuoco”, invece, non rimanda direttamente a quello di una canna di pistola. Se lo si associa, poi, alla parola “amico”, disegna nella nostra mente quasi un’immagine di serenità.

Quando studiai per sostenere l’esame d’accesso all’Ordine dei Giornalisti, ricordo che una grande attenzione venne rivolta all’uso delle parole in special modo a “extracomunitario”.

L’uso continuo di questa parola legato al fenomeno di migrazione che sta caratterizzando i nostri anni o, peggio ancora, ad atti delinquenziali di immigrati violenti (violenti perché esseri umani, non perché immigrati, anche gli italiani sanno essere violenti), ha generato nelle nostre menti un’associazione parola-valore ambigua.

Hai mai pensato che è un extracomunitario anche il riccone russo che viene a spendere fior di quattrini sulle nostre spiagge, in estate? O il ricco emiro che, facendo shopping, riempie valige e valige con abiti firmati da stilisti italiani? E hai mai pensato che anche un canadese, un americano, un australiano o un giapponese sono extracomunitari?

Eh sì, extracomunitario è un qualsiasi cittadino di un Paese che non fa parte dell’Unione Europea.

Ecco, questo è il peso delle parole.

COME USARE LE PAROLE GIUSTE PER SCRIVERE UN LIBRO DI SUCCESSO

A questo punto la domanda è: come usare le parole giuste per dar vita a un libro di successo?

La risposta è altrettanto semplice: guarda dentro di te.

La pratica, però, è meno semplice.

Quando stai per descrivere una scena, o per utilizzare una metafora, o per scrivere un dialogo, rifletti sulle parole che stai per utilizzare.

A quale mondo valoriale appartiene, quella parola? Se sto per far parlare il manager di un’azienda, forse è meglio che gli faccia dire “meeting” anziché “incontro di lavoro”, oppure “business plan” anziché “piano di lavoro”. Perché sono termini che fanno parte del suo mondo valoriale.

Se sto scrivendo un articolo di giornale, o un manuale tecnico che fa riferimento al mondo del business, dovrò utilizzare lo stesso linguaggio, perché è quello che utilizza il mio pubblico di riferimento.

Se vorrò creare suspense o terrore, dovrò utilizzare, invece, un linguaggio proprio di quel mondo. Metafore che usano parole come “morte”, “buio”, “ignoto”, “pericolo” e altro ancora.

Ma fa’ in modo che vengano utilizzate nel modo corretto.

 

LE PAROLE NEL MARKETING

Questo trucco viene utilizzato anche nel mondo delle vendite, da chi fa marketing vecchio stile, da chi cerca di attrarre (o imbambolare) i clienti con frasi a effetto.

Spesso, soprattutto in rete e soprattutto nei siti di chi ha poco valore da vendere, trovi frasi altisonanti come:

  • Il segreto che nessuno ti ha mai svelato
  • Il metodo per fare soldi facilmente
  • Avere successo in poco tempo
  • Il trucco che non vogliono farti conoscere

E così via.

Come vedi, tutte queste frasi e tutte le parole utilizzate fanno riferimento a un mondo valoriale ben preciso. Ti dicono che c’è un qualcosa di nascosto che non conosci e che altri non ti diranno mai. Visto che stai leggendo quell’articolo, è chiaro che tu sia alla ricerca di un metodo che ancora non hai trovato.

Il markettaro, allora, dice al tuo inconscio: sai perché non lo hai ancora trovato? Perché ce l’ho io e gli altri non te lo diranno mai. Se non razionalizzi e lavori solo con il pensiero emotivo, le frasi colgono nel segno.

Seppur questi metodi io li detesti, anche da loro c’è da imparare. Cosa? Che le parole giuste non parlano al nostro cervello razionale, ma al nostro cervello emotivo. Scatenano emozioni e vanno a toccare leve molto sensibili. Lo stesso titolo di questo articolo utilizza la parola “successo”. Non ti scatena nulla?

Se hai letto sin qui, probabilmente sì. 😉

 

COME TROVARE LE PAROLE GIUSTE PER IL SUCCESSO?

Come accennavo prima: guarda dentro di te.

Ci sono parole che hanno un valore collettivo, che abbiamo appreso un po’ tutti nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza. Parole che scatenano in noi le stesse emozioni che scatenano in milioni di altre persone.

Ecco, sono quelle, le parole che devi utilizzare.

Il mio romanzo “Lo scacciapensieri”, pubblicato nel 2013 e ancora oggi tra i best seller di genere, su Amazon, nonché oggetto di diverse tesi universitarie, utilizza queste tecniche.

Il primo capoverso, l’incipit, contiene questa frase «Il più orribile e rimosso dei suoi segreti riaffiorò in superficie come un grumo di liquami maleodoranti

Le parole utilizzate hanno lo scopo di portarti da subito all’interno di un mondo fatto di segreti e tensione. In un mondo ruvido e sporco, dove il protagonista dovrà inzupparsi di melma per uscirne fuori.

Anche nel secondo capitolo della trilogia, “Quando muoiono”, utilizzo questa tecnica.

«Sentì lo stomaco rivoltarsi e i muscoli irrigidirsi, come davanti a un cane rabbioso che ti mostra le zanne, lasciando colare la bava dalle fauci spalancate

Questa frase, ad esempio, ha lo scopo di stimolare i sensi del lettore. E lo mette in gioco in prima persona con “ti mostra le zanne”, le mostra proprio a te.

Le neuroscienze ci hanno insegnato che il nostro cervello non distingue tra realtà e fantasia. Dunque, attiva le stesse aree, sia che ci si trovi dinanzi a un evento, sia che lo si immagini.

Con quella frase, sto facendo immaginare, al lettore, delle sensazioni corporee di tensione e gli sto presentando una situazione di estremo pericolo, attraverso l’utilizzo di una figura retorica.

Ed ecco un altro esempio tratto dal terzo capitolo della trilogia, “Aura nera”.

«Dietro al palco del DJ, o meglio, accanto, c’era una porta. Una porta grigia e pesante che, ne era certo, apriva un terrificante buco nero sull’ignoto, sul buio dell’anima

Di nuovo utilizzo una figura retorica e parole come “buio”, “ignoto”, “nero” per creare un’atmosfera oscura e di tensione.

Nei libri di grandi scrittori ne potrai certamente trovare di migliori, ma lascio a te il compito di farlo. Un antico proverbio orientale dice: «Se vuoi sfamare un uomo, non dargli del pesce, insegnagli a pescare.»

Mi viene solo in mente un pezzo del racconto “La lunga marcia“, di Stephen King: «Ululato di sirene, urla di Klingerman, grida della folla, ticchettio della pioggia e la sua povera anima torturata, che batteva le ali contro le pareti della testa, spezzandole.» Perfetto esempio di come le parole vengano utilizzate per richiamare sensazioni sensoriali e immagini mentali a tema. Un maestro!

Ti dico anche che è stato condotto uno studio sul tema, si chiama “The Agatha Project”. Uno studio condotto nel 2005 su 80 romanzi di Agatha Christie. Gli studiosi hanno evidenziato che la grande regina del giallo utilizzava quella che Joe Vitale chiama “Scrittura ipnotica”. Utilizzava, in pratica, delle parole in grado di incollare il lettore alla pagina, invogliandolo ad acquistare altri suoi libri.

Una scrittura che rilasciava endorfine e serotonina, nel sangue del lettore. Si tratta di sostanze in grado di creare piacere.

Sarà per questo che ha venduto 2 miliardi di libri solo in lingua inglese…

 

CONCLUSIONI

Attenzione solo a una cosa: l’intero contesto deve trasmettere le sensazioni che hai scelto di trasmettere. Non limitarti all’utilizzo sporadico di parole qui e là. Il lavoro deve essere raffinato e meticoloso. Studia come scrivere bene, prima di gettarti nel vuoto e andare per tentativi. Studia la tecnica e leggi libri di qualità.

E di nuovo torniamo alle parole utilizzate dai markettari: se ti dicono che ti insegneranno il “segreto” per scrivere un “best seller” in “poco tempo”, diffida.

Un libro di successo si scrive con tanto tempo, sudore e impegno. Per questo motivo si dice “l’ultima fatica di tal dei tali”. È davvero una fatica. Non cascare nella trappola del tutto e subito, tipica dei nostri tempi.

4 Commenti

  • Maddalena Posted 1 febbraio 2018 09:29

    Proprio vero, Roberto. La parola è energia, esattamente come il pensiero, e, come tale, deve essere usata nel modo giusto.
    Articolo molto interessante.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 2 febbraio 2018 12:20

      Grazie di cuore, Maddalena!
      Parole, pensieri e azioni sono spesso strettamente legati.

  • Angelo Incorvaia Posted 1 febbraio 2018 16:21

    Ho scritto dei libri che nulla hanno a che fare con la politica, ma si parla di sentimenti. Li ho inviati a diverse case editrici,tutte hanno risposto che le trame sono belle, accattivanti, coinvolgenti, ma non sono attuali per il momento, ma se li pagavo per 1.800 euro erano disposti a pubblicarlo, io dovevo impegnarmi a vendere le copie e dopo sarebbero subentrate le case editrici. Secondo Te sono squali o avvoltoi? I romanzi sono scritti in Italiano perfetto, dettomi di professori di italiano, e con una costruzione grammaticale ineccepibile. Coloro che li hanno letti si sono meravigliati che le case editrici si sono rifiutate di pubblicarle a spese loro in quanto sarebbero di sicuro successo

    • Roberto P. Tartaglia Posted 2 febbraio 2018 12:19

      Caro Angelo, quelle di cui parli tu non sono case editrici normali, ma case editrici a pagamento.
      L’Editoria a Pagamento (EAP) è un fenomeno molto triste e, mi sento di dire, pericoloso.
      Si fa leva sulla voglia dell’esordiente di veder pubblicata la propria opera per spillare migliaia di euro.
      Hai fatto benissimo a rifiutare. Guarda altrove. Anche al self publishing.

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