Le figure retoriche: schema ed elenco di quelle più usate
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Le figure retoriche: schema ed elenco di quelle più usate

Le figure retoriche sono delle espressioni letterarie (o “artifici linguistici”, come ci dice la Treccani) che hanno lo scopo di arricchire i nostri scritti con “giochi” di parole e significato, per farla breve.

Generalmente si distinguono in figure di significato (quando si fa un uso particolare e inusuale del significato delle parole), figure di suono (quando si gioca sul suono delle parole) e figure di ordine (riguardano la sintassi e intervengono sulla struttura della frase e sull’ordine delle parole).

Fatta questa premessa, vediamo quali sono le figure retoriche più comuni.

 

Le figure retoriche: schema ed elenco

Partiamo dalla Litote.

In questa figura retorica si afferma un concetto negando il suo contrario. A dirla così sembra complessa, ma è più semplice di quanto sembri, anche perché la utilizziamo tutti i giorni.

Esempio: “Quel gioco non è noioso.” Sto dicendo che il gioco è divertente, negando il suo contrario.

 

La similitudine è sicuramente più conosciuta, almeno dal nome. Questa figura retorica chiarisce un concetto mettendolo in relazione con un altro. La similitudine viene spesso confusa con la metafora, ma sono diverse anche nel concetto di base. Ad ogni modo, le similitudini iniziano sempre con parole del tipo: così, come, tale… quale e via dicendo.

Esempio: “Correva veloce come un fulmine”.

La metafora, invece, è una specie di similitudine, ma senza i termini di paragone. Se vuoi saperne di più, su questa potentissima figura retorica e sui suoi risvolti psicologici, leggi questo nostro articolo.

Esempio: “Il suono delle sue parole era musica per le mie orecchie”.

Passiamo ora all’iperbole, anch’essa nota per il nome. Ed è molto più utilizzata di quanto si possa pensare. Si tratta dell’esagerare (per eccesso, o per difetto) allo scopo di esaltare un concetto.

Esempio: “Ancora al cinema! Ci siamo stati mille volte, questo mese.”

È ora la volta della metonimia. È più difficile da spiegare, che da comprendere. In sostanza, come dice il nome stesso, si tratta di trasferire il significato di una parola a un’altra sulla base di una relazione tre le due.

Esempio: “Finalmente un po’ d’estate!” (per dire “Finalmente un po’ di caldo, o di sole).

 

Ecco un’altra figura retorica famosissima: l’allegoria. Questa figura lega ad alcuni termini un senso diverso da quello logico delle parole, per generare allusioni. Sì, detta così sembra incomprensibile. Immaginala come una specie di metafora, ma più ampia.

Esempio: “Quell’impresa sportiva è il coronamento di tutta una vita di sacrifici e rinunce.”

L’antonomasia, quante volte abbiamo usato questa parola senza neanche pensare che fosse una figura retorica? Come sappiamo bene, questa figura ci porta a utilizzare un nome (o un appellativo) specifico per riferirci a qualcuno o qualcosa. Il tutto si basa su caratteristiche note, di questa persona o di questo oggetto.

Esempio: “Il Sommo Poeta è noto in tutto il mondo.” (ovviamente ci riferiamo a Dante Alighieri).

L’ossimoro è un’altra figura molto comune. Si accostano termini diversi in contrasto tra loro, per esprimere un concetto forte.

Esempio: “Ghiaccio bollente”.

 

La sineddoche… seguimi, perché la spiegazione è complessa. In sostanza, trasferisce il significato da una parola a un’altra che sono in relazione. Sembra la metonimia, lo so, ma in questo caso le parole hanno una relazione di estensione, o inclusione. Ok, vado con l’esempio.

Esempio: “Si odono i clacson degli sposi.” (Clacson sta a indicare le auto degli sposi, ma si prende un particolare, un’estensione minima, un dettaglio incluso nel più ampio conetto di auto).

Le figure retoriche: l’elenco prosegue

Con l’aforisma si indica una frase, una massima che, in poche parole, esprime un principio morale, filosofico, ma anche un qualcosa di pratico. Qui non serve nemmeno fare un esempio, perché di aforismi ne è pieno il web e il mondo.

 

Una figura retorica che mi piace molto, una figura di suono, è l’allitterazione. Consistente nella ripetizione di un suono all’interno di una stessa frase.

Esempio: “Il rumore grezzo della carrozzeria accartocciata.”

 

L’anacoluto è una figura retorica che ci mette davanti a due costrutti, uno incompiuto e l’altro, in continuità con esso, che si conclude.

Esempio: “Il pane, mica tutti ce l’hanno.”

L’anadiplosi non è molto nota, come nome. Ma è molto utilizzata. Consiste nel ripetere le parole di una frase a inizio o fine della successiva. Si usa spesso, anche nel giornalismo, per sottolineare un concetto.

Esempio: “Era una donna forte. Forte e indipendente. Indipendente e unica.”

 

Simile alla precedente, è l’anafora. Qui si ripetono le stesse parole all’inizio di frasi tra loro collegate. Anche l’anafora serve a sottolineare concetti importanti.

Esempio: “Sento caldo e mi rigiro nel letto. Sento caldo e non prendo sonno. Sento caldo, Dio sa quanto stia soffrendo.”

 

Se poi la ripetizione è porta a fine frase, non all’inizio, ci troviamo davanti a un’epifora.

Esempio: “Questo freddo fa tremare, mi sento morire. È gelo tutto intorno, mi sento morire.”

 

Un’altra figura nota per il suo nome è l’eufemismo. Serve ad attenuare un’espressione che potrebbe essere troppo forte, cruda. In sostanza, è un po’ l’opposto dell’iperbole.

Esempio: “Ti ha offesa in pubblico? Che carino, è un signore.”

 

Chiudiamo con l’analogia, ovvero quella figura retorica che ci porta verso una somiglianza di caratteri distintivi tra due diverse realtà a confronto. È più complessa della metafora, alle volte ci vuole un po’, per comprenderla.

Esempio: “Era seduto su rovi appuntiti.” (per dire che il sedile era scomodo)

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