L’esperienza col self publishing di Patrich Antegiovanni

L’esperienza col self publishing di Patrich Antegiovanni

 

Ciao Patrich, secondo te, come si può definire, il selfpublishing?

Il selfpublishing per me è libertà di sperimentare. Non è nuovo, ma è sempre esistito, se pensiamo alla nascita del libro a stampa c’era già prima dell’avvento delle case editrici.

A partire da fine Quattrocento un autore facoltoso poteva andare nelle tipografie con il proprio manoscritto e si faceva stampare il libro scegliendone anche il tipo di rilegatura. Principalmente erano testi religiosi, ma non mancavano certo trattati di diversa natura e opere letterarie.

Di sicuro era un’editoria elitaria, chi poteva permetterselo stampava ciò che voleva in accordo certo con i dettami della chiesa. Le case editrici private (dato che le prime in assoluto nacquero nell’ambito delle università di Cambridge e Oxford a fine Cinquecento) comparvero con il nome di “librerie” a metà del Settecento ed erano una sorta di sensali tra autori, tipografi e distributori.

Con il passare degli anni nacquero rinomati editori alcuni esistenti ancora oggi e con loro arrivarono anche i Best Seller. Si iniziò a pubblicare ciò che voleva il mercato, plasmandolo e abbandonando via via opere sperimentali e più rischiose.

Come ovvio questo discorso non vale per tutti gli editori, dato che grazie al coraggio e al fiuto di alcuni di loro possiamo leggere opere magnifiche. Con il passare degli anni comunque ci sono sempre stati autori sperimentali, esordienti che hanno autopubblicato i propri lavori in poche copie per poi vendersele o regalarle. Un esempio? Alberto Moravia si fece prestare dal padre i soldi, andò in tipografia e ordinò 1000 copie della prima edizione della sua opera sperimentale e per me bellissima, Gli indifferenti. Queste copie sono un po’ spartane, con una copertina molto semplice, ma è selfpublishing.

Al giorno d’oggi abbiamo molti più mezzi e non c’è bisogno di spendere cifre consistenti per autopubblicarsi e questo ha portato a un boom del self. All’inizio ho detto che il selfpublishing è libertà di sperimentare, molte case editrici moderne invece vogliono un prodotto (così è considerato il libro, per il mercato) che rispecchi standard canonici, uguale a tanti altri prodotti che hanno già venduto molte copie e così è sempre più difficile trovare editori che rischiano nel pubblicare libri sperimentali e originali.

Tuttavia, mi capita di leggere anche nel self moderno libri fotocopia, quanto e più di quelli delle case editrici di cui dicevo. Romanzi dei generi più venduti dove si punta tutto su copertina e titolo, il contenuto è una fotocopia con cambio di nomi e di qualche cliché. Altro problema del self e anche di alcune case editrici è non rispettare il lettore, proponendogli trame superficiali, ebook o cartacei mal impaginati e zeppi di refusi perché non hanno avuto un editing professionale.

Quindi, completando la domanda iniziale, per me il selfpublishing è libertà di sperimentare nel rispetto del lettore.

 

Parlaci un po’ della tua esperienza col selfpublishing.

Dopo aver terminato di scrivere e riscrivere più volte il mio primo romanzo “L’Altare dell’Abisso”, ho passato il testo direttamente a un editor professionista e ho iniziato la trafila di tanti, sicuramente non di tutti. Ho spedito il mio romanzo, con soddisfazione ed entusiasmo, a qualche casa editrice e ad agenti letterari intasati dall’enorme mole di manoscritti che ricevono.

Per quanto riguarda gli agenti letterari, ho avuto 3 risultati: una parte non mi ha risposto, una gran parte mi ha chiesto soldi solo per leggerlo, facendomi capire che in Italia il loro principale guadagno non è la percentuale sul venduto ma la valanga di aspiranti scrittori che li contattano, e la terza tipologia di risposta è stata molto interessante.

Mi hanno detto: bello, ben scritto ma non rientra nello standard di romanzi che noi sponsorizziamo.

Dagli editori, invece, ho avuto quattro tipologie di risultato: i soliti che non mi hanno risposto, gli editori a pagamento che mi hanno esaltato il romanzo e chiesto allo stesso tempo molti soldi, editori a cui è piaciuto il romanzo, ma che non erano interessati perché, come per gli agenti letterari, non rientra nelle tipologie che loro sono abituati a pubblicare.

La quarta risposta è quella, mi scuso ora pubblicamente con questi piccoli editori, di chi ha creduto in “L’Altare dell’Abisso” e mi ha proposto dei contratti di edizione che ho rifiutato.

Ebbene sì. Non ho firmato. Non perché mi proponessero le briciole, anche se è così, non perché mi dovessi sobbarcare la maggior parte del lavoro di promozione, non perché volessero i diritti a vita, anzi qualcuno mi promise di ridarmeli quando volevo.

Rifiutai perché, a fronte della limitazione della mia libertà di autore, non vedevo la convenienza di ciò che mi davano in cambio e avevo anche scoperto quanto era semplice autopubblicare. Vero è che fui anche spronato a diventare un selfpublisher da due amiche autrici e da mia moglie.

“L’Altare dell’Abisso” è un libro a strati. Il lettore, sfogliando le pagine virtuali o cartacee, ne sfoglia anche i livelli. È un libro dove ognuno può decidere dove accomodarsi, il primo strato è il mistery thriller, ma ci si può riparare nell’amore, è anche un’opera di alchimia che tratta l’esoterismo con studio e cognizione di causa. Il lettore può sostare nell’ambientazione contadina e storica del paesaggio umbro, nella natura, o nella vita godereccia ricca di ricette e di buon vino, può essere ammaliato dal livello musicale sia per quanto riguarda i brani citati che per la vera e propria musicalità del testo con cambi di ritmo e stile a seconda di dove si è nel processo di trasformazione del personaggio, fino ad arrivare alla narrativa pura, quella con cui confrontarsi.

In “L’Altare dell’Abisso” nulla è come sembra, né per il protagonista né per il lettore, che se ne rende conto entrando in una sorta di rito d’iniziazione. Ho tentato di sperimentare e come autore devo accompagnarlo e pubblicizzarlo liberamente, per questo motivo alcune case editrici e agenti letterari, pur apprezzandolo, lo hanno ritenuto fuori standard e quindi rischioso. Ma il lettore non va condizionato, deve poter differenziare e saggiare a sua scelta. Il selfpublishing me lo ha permesso e StreetLib mi ha aiutato a metterlo in pratica.

 

Quali sono i punti di forza e cosa andrebbe migliorato?

Dei punti di forza ne ho parlato fin qui e posso riassumere con la parola “libertà”, magari prendendo in prestito i versi di un grande cantautore: “La bella che è addormentata, ha un nome che fa paura, libertà libertà libertà”.

Cosa andrebbe migliorato? Andrebbero rispettati di più i lettori, ho notato spesso mancanza di professionalità in alcuni autori self e, per questo, ci rimettiamo tutti.

Chiediamo valutazioni a professionisti o lettori beta, facciamo editare il testo e non parlo solo di correzione di bozze. Un libro ben fatto, autopubblicato o no, non è mai opera del solo scrittore, è un lavoro corale di più figure, è sempre stato così e sempre sarà così.

 

Come vedi il futuro del selfpublishing, in Italia?

Il futuro del self è legato al futuro dell’ebook e all’ascesa di Amazon. Secondo me, i lettori impareranno a scegliere tra i vari autori self e diminuiranno così i pregiudizi verso gli autopubblicati.

Spero in un aumento degli ebook venduti in Italia e quindi anche del numero di autori self, ma soprattutto della qualità e, perché no, della sperimentazione letteraria, quella che secondo me è troppo tempo che manca, per colpa della grande distribuzione e del mercato manovrato.

 

Quali attività promozionali hai scelto, per i tuoi libri?

L’ho pubblicato da poco e sto ancora valutando. Inizialmente ho contattato blogger letterari e booktuber trovando una certa reticenza a leggere un autore esordiente e self. Alcuni mi hanno chiesto di pagare per avere una recensione e non l’ho fatto.

Per la legge dei grandi numeri, tuttavia, ho conosciuto persone interessanti che mi hanno segnalato e recensito il libro e ognuno di loro si è accomodato e soffermato nello strato a lui più congeniale (chi vuole le trova nella mia pagina).

Nel mentre, infatti, ho aperto la pagina autore su Facebook e mi sono iscritto in diversi gruppi dedicati ai libri e alla lettura, mettendo in gioco me stesso e non solo la mia opera.

Sono attivo nei gruppi a me più congeniali e ho conosciuto persone molto interessanti, inoltre sono diventato moderatore di uno di questi, dedicato ai soli lettori. Ho iniziato anche a produrre contenuti per blog e siti, infatti ora scrivo recensioni di libri e articoli di varie tematiche.

Tutto ciò ha permesso alle persone di conoscere meglio me, il mio stile e, di conseguenza, il mio libro. Ancora devo capire come evolverà il tutto, ma se come autore self (o di casa editrice) pensi di rimanere in disparte, delegando ad altri, oramai non è più così. Devi farti conoscere in prima persona, essere non solo te stesso, ma soprattutto reale e senza secondi fini.

 

Progetti in cantiere?

Progetti come autore molti. Oltre ad articoli vari e recensioni, sto lavando su tre romanzi molto diversi: il primo, a cui tengo molto, è messo per ora da parte in attesa di più tempo e di una migliore introspezione, il secondo è l’ammodernamento della traduzione ottocentesca di un romanzo storico scomparso e il terzo è il seguito di “L’Altare dell’Abisso”.

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