Perché in Italia si legge così poco? E come vendere libri, allora?

Perché in Italia si legge così poco? E come vendere libri, allora?

 

Voglio analizzare in maniera dettagliata un dato statistico allarmante che, nei giorni a cavallo tra la fine del 2017 e l’inizio del nuovo anno, ha fatto parlare di sé: in Italia si legge poco.

È stato detto mille volte, sì, ma il fatto che si continui a ribadirlo fa riflettere.

L’Istat (ma è solo l’ultima analisi, in ordine temporale) ci dice che in Italia si legge sempre meno. Abbiamo perso milioni di lettori e questo dato può fornire l’impressione che nel Bel Paese non legga nessuno. Giusto? E allora come è possibile che si continui a produrre libri e a vendere?

Andiamo per passi.

 

LE FALSE SCUSE

Si è data la colpa di questa caduta a picco di lettori a mille fattori. Ma nessuno di questi è determinante. Anzi, credo che molti di essi siano del tutto ininfluenti, o addirittura abbiamo l’effetto opposto.

Prima di tutto si è detto che la crisi economica non permette alle persone di comprare libri.

Direi che questa scusa non ha alcun senso. I dati relativi alla disoccupazione non coincidono con quelli dei lettori persi. E ancora, la crisi non ha colpito solo l’Italia, quindi anche all’estero dovrebbero esserci gli stessi problemi.

Eppure, come si evince da una ricerca del Forum del Libro e dall’estratto che ne fa Internazionale, “la percentuale dei lettori è superiore al 75 per cento nella maggior parte dei paesi del centro e del nord dell’Europa occidentale: Svezia (89 per cento, il dato più alto), Danimarca, Finlandia, Estonia, Olanda, Lussemburgo, Germania, Regno Unito. Mentre è inferiore al 60 per cento in Portogallo (il dato europeo più basso: meno del 40 per cento), Cipro, Romania, Ungheria, Grecia. E Italia.”

Inoltre, ci sono mille modi per scaricare libri gratuiti, o per farseli prestare (dai grandi classici online ai libri degli amici, sino al bookcrossing).

Peraltro, spessissimo i non lettori hanno comunque i soldi per viaggi, palestre e smarthpone.

Si è poi detto che l’avvento degli eBook abbia distrutto il mercato.

In realtà è l’esatto contrario. Gli eBook hanno dato una svolta al mercato editoriale e sono gli stessi editori a rendersene conto. La crescente pubblicazione di eBook da parte di editori tradizionali e la loro introduzione nel sistema scolastico parlano da sé.

Nel 2016, l’incremento della pubblicazione in versione eBook è stata del 35,8% contro il 30% del 2015 e il 21,1% del 2013. Un aumento che non può lasciare indifferenti. Questo articolo riporta tutti i numeri.

Quindi, la colpa di chi è?

 

IL PROBLEMA CULTURALE

Il vero problema, dal mio punto di vista, è il livello culturale dell’italiano medio. Lo so, mi creerò delle antipatie, con questo articolo, ma è ciò che penso.

A fronte di accaniti lettori come me e te, ci sono tantissime persone che se ne fregano. Le stesse persone che dicono di non avere tempo per leggere, o i soldi per comprare un libro, spendono fior di quattrini per comprare uno smartphone e passano del tempo inutile a scrollare la home page di Facebook alla ricerca di gossip su amiche e amici, o per pubblicare foto di gattini.

Il mercato degli smartphone è cresciuto esponenzialmente e sono tantissimi gli italiani iscritti a Facebook. Ciascuno di essi passa in media 2 ore al giorno, sui social media.

Questo approfondimento di Tom’s Hardware parla chiaro, sui numeri: “A giugno 2017 risultano 1,7 milioni gli utenti che dichiarano di aver acquistato un nuovo smartphone negli ultimi 30 giorni”. E ancora: “Oltre un quinto degli acquirenti ha speso più di 400 euro, mentre per il 17% degli utenti il costo del nuovo dispositivo era compreso nella fascia tra i 170 euro e i 249 euro. A seguire, con il 15,2%, la fascia tra i 125 euro e i 169 euro. ”

Insomma, il mercato si muove, il soldo gira. Ma il mercato del libro è surclassato dagli altri.

E passiamo del tempo inutile su social media che ci portano in un circolo vizioso spesso distruttivo, alla ricerca della nostra “ricompensa neurologica”. Senza scrivere un trattato di neuroscienze, in pratica ciò che sviluppano nel nostro cervello i social network, il rilascio del neurotrasmettitore dopamina e i meccanismi collegati, sono paragonabili a quelli generati dall’assunzione di droghe o di nicotina.

Al contrario, leggere fa benissimo!

La dottoressa Rosa Mininno, psicologa e psicoterapeuta esperta in biblioterapia, dice che basterebbe leggere 30 minuti al giorno per avere effetti benefici (quindi resterebbe un’ora e mezza per i gattini di Facebook!).

In questa intervista all’Huffington Post ci dice che “Le persone che leggono sanno affrontare meglio le difficoltà perché hanno una mente più aperta e dinamica, lo attestano molti studi. Poi incide sull’autostima, sulla progettualità, sulla possibilità di cambiare una situazione difficile”.

D’altronde, tanti grandi affermano di leggere molto e di aver tratto ispirazione dai libri, per le loro eccezionali prodezze. Alcuni esempi? Elon Musk, fondatore di Tesla, è stato ispirato nella sua missione da “Il signore degli anelli”. Bill Gates, invece, è fortemente motivato dai lavori dello psicologo e linguista Steven Pinker.

Ciascuno di loro ha tratto ispirazione dai libri. C’è qualcuno che ha fatto grandi cose traendo ispirazione dai gattini o dai cappuccini col cuore pubblicati su Facebook, invece?

Se hai letto sin qui, mi congratulo. Fai parte della minoranza, a quanto pare.

Prima di chiudere, vorrei spendere due parole sulla risoluzione del problema, a mio avviso.

 

COME RISVOLERE IL PROBLEMA

La colpa è di tutti, facciamocene una ragione.

È di chi non legge, di chi legge e non fa nulla per invogliare gli altri a leggere, e di chi ci governa e istruisce.

Inutile fare propaganda, o regalare soldi e libri. Serve una cultura della cultura!

Ad esempio, da qualche anno lo Stato regala un bonus da 500 euro, agli insegnanti, da spendere in hardware, software e libri. Bene, 200 milioni di euro sono stati spesi dagli insegnanti in acquisto di hardware e software (pc portatili, laptop, antivirus, pacchetto Office, e così via) e solo 38 milioni in libri.

Non basta dare soldi! Serve una cultura della cultura (mi sa che l’ho già detto).

L’essere umano è fatto così: intraprende un nuovo comportamento o perché gli dà piacere, o perché gli conviene. Dovremmo, quindi, far comprendere a tutti quanto sia realmente conveniente per se stessi, per la società e per le future generazioni (i nostri figli e nipoti) leggere e accrescere la cultura.

Viviamo in un Paese dove i fondi stanziati per le attività culturali sono l’ultima ruota del carro, dove i politici non parlano quasi mai di cultura e, quando ne parlano, dicono che con la cultura non si mangia (ce lo ricordiamo, vero?).

Viviamo in un Paese in cui manager, giornalisti e professori universitari (te lo dico per esperienza personale e potrei fare nomi e cognomi) commettono errori grammaticali da scuola elementare.

Un Paese in cui a scuola ci insegnano che leggere è un dovere, qualcosa di noioso. In un contesto simile, come si può pensare che bambini e ragazzi poi crescano con la voglia di leggere per passione?

Qui si tratta di rimettere in piedi un sistema virtuoso, improntato sulla cultura. Non è possibile che si legga così poco e non è possibile che in Italia ci sia ancora un così bassa alfabetizzazione informatica.

Io credo che ciascuno di noi debba giocare il proprio ruolo. Con il passaparola, con video online, con articoli, con le chiacchiere da bar, con tutto quanto possibile.

Al contempo, anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte. Sarebbe nell’interesse di tutta la Nazione far crescere il livello culturale, l’innovazione e la propagazione di idee… o magari no?

D’altronde, se uno Stato non incentiva lo sviluppo culturale, o è distratto o ne trae vantaggio.

 

COME VENDERE LIBRI?

Arriviamo al punto caldo, allora. Come vendere libri in un contesto del genere?

Non facciamoci ingannare dai numeri che, come noto, possono essere interpretati in vari modi.

I libri si possono vendere e si continuano a vendere. Come è possibile? Perché rimane un nocciolo duro di lettori appassionati che generano quasi il 100% delle vendite totali.

È a loro che bisogna far riferimento. È loro che bisogna accontentare e soddisfare, se vogliamo vendere in un simile scenario. Mentre ci adoperiamo per diffondere una cultura della cultura. E, quindi, la questione della qualità delle opere fa da padrona.

Stiamo facendo riferimento a una tribù di lettori fatta da persone come me e te e ben sappiamo quanto siamo esigenti. Cerchiamo una scrittura scorrevole, un ottimo editing e originalità.

Affinare le proprie armi con studio e pratica, quindi, diventa quanto mai indispensabile, oggi.

In conclusione, non buttarti giù, non tutto è ancora perso. Ma ricorda di fare la tua parte. E di farla bene. 😉

4 Commenti

  • Emanuela Posted 17 gennaio 2018 07:26

    Non posso che condividere tutto quanto hai scritto.
    Per fortuna che c’è ancora qualcuno che la pensa così.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 19 gennaio 2018 17:56

      Grazie, Emanuela.
      Dài, che insieme ce la facciamo a capovolgere la situazione!

  • Loredana Posted 17 gennaio 2018 14:31

    Complimenti Roberto, per la tua analisi così dettagliata​. È un piacere leggerti.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 19 gennaio 2018 17:56

      Grazie di cuore, Loredana!

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