Il potere dello storytelling: leggere e scrivere ci fa bene

Il potere dello storytelling: leggere e scrivere ci fa bene

Molte volte, da amanti della scrittura e dello storytelling, ci chiediamo: perché narrare storie? A cosa mi serve? Ho un pubblico di solo 1000 (o 100) persone. Perché non impiegare il mio tempo in altre attività?

Direi che è capitato un po’ a tutti, almeno una volta. Specie quando si hanno momenti di depressione, di perdita di speranze, o crisi da pagina bianca. Anche a me è capitato, soprattutto all’inizio. Ma sentivo che c’era un motivo. Un motivo che andava oltre il guadagnare soldi, o l’aumentare il pubblico.

Sentivo che, anche se i miei libri potevano raggiungere potenzialmente solo 100 persone, io avevo la voglia e il dovere di scrivere. Ma cosa c’era dietro…?

Leggi un po’ qui, ne scoprirai delle belle…

 

IL POTERE DELLO STORYTELLING

Nel 2007, Paul Zak, neuroeconomista della Claremont Graduate University ha pubblicato un suo studio, su “PLoS ONE”: i risultati di un suo test sugli effetti della narrazione. Lo studio di Zak ha rilevato che, nelle persone più coinvolte nella storia (che parlava di uno sfortunato bimbo malato di cancro e di suo padre), aumentavano di molto i livelli di ossitocina (l’ormone che aumenta l’empatia) e di cortisolo (l’ormone dell’attenzione). E le stesse persone, poi, si dicevano più propense a donare somme a favore di volontariato.

Zak ha detto: “Lo studio ha dimostrato che i racconti modulano il funzionamento del cervello e che esiste una correlazione tra l’arte di raccontare e il comportamento di chi si sottopone alle storie.” E lo studio ha dimostrato anche che a produrre effetti non sono le parole, in sé, ma come vengono concatenate, il modo di narrare. Ecco perché alcuni scrittori hanno più impatto di altri.

Nell’Accademia del Self Publishing prendo in esame proprio alcuni estratti di grandi capolavori, per estrapolarne le tecniche narrative più efficaci da riutilizzare, proprio per questo motivo.

Molti psicologi hanno dichiarato che la narrazione è presente da sempre nella specie umana ed è presente in tutte le culture: è universale. E, quando un comportamento è universale, vuol dire che è un effetto dell’evoluzione. E se l’evoluzione ci ha portato a diventare cittadini di mondi immaginari, vuol dire che la narrazione ha forti implicazioni sociali e comportamentali.

È la migliore tecnica d i codifica delle norme sociali e di trasmissione del sapere, senza aspettare i lunghi tempi dell’evoluzione biologica. Il ricercatore Gotchall asserisce, senza ombra di dubbio, che leggere storie di forte impatto psicologico aiuta ad avere una vita sociale più ricca, un’esistenza più felice e un maggior livello di empatia.

“Ed è la fiction, storie inventate, ad avere un impatto maggiore, non le storie reali” dice il ricercatore Mar. E ne è convinto anche Michael Gazzaniga, uno dei padri fondatori delle neuroscienze: “La narrazione ci prepara alla vita reale, a far fronte agli eventi inattesi, perché li abbiamo già immaginati e vissuti nelle storie”, asserisce il luminare.

Narrare non è raccontare, narrare è parlare alle emozioni di chi legge, o ascolta. In questo modo, il lettore/ascoltatore vive in prima persona tali emozioni e le ricollega a ciò che ha già vissuto. È un’arte complessa che si impara sia studiando, sia facendo molta, molta pratica.

Particolarmente interessante ho trovato uno studio dell’Università del North Carolina del 2004. Lo studio ha evidenziato una relazione tra il coinvolgimento nella storia e la presenza di empatia, dimostrando perché alcuni amano leggere molto e altri per nulla. Sostanzialmente, si tende a leggere storie che si sentono vicine. Per questo, i ricercatori consigliano agli insegnanti di avvicinare gli studenti alla lettura attraverso la lettura di storie a loro più vicine, anziché attraverso i grandi classici, che hanno altri motivi d’essere studiati, ma che non coinvolgono molto poiché narrano di società ormai passate.

Narriamo da sempre, anche da soli, a noi stessi. Ci hai mai fatto caso? E anche i bambini piccolissimi, sotto l’anno di età, riescono a comprendere le storie. Anche se non sono verbalizzate. C’è una morale innata, in noi, che ci permette di umanizzare e classificare i protagonisti delle storie.

Le storie, se ben costruite, possono essere strumenti potenti di persuasione e diversi studi hanno dimostrato come siano in grado di farci cambiare opinione su determinati argomenti, anche senza un riscontro nel mondo reale. Ed ecco perché, ormai, è tornato di “moda” lo storytelling, ovvero l’arte di raccontare storie a fini commerciali, nel  marketing.

 

DUNQUE, PERCHé SCRIVERE E LEGGERE STORIE?

Se non fosse chiaro, dunque, scrivere è importantissimo, tanto quanto leggere. Nel momento in cui ti viene in mente “ho pochi lettori e altre cose da fare, perché continuare?”, risponditi che, con le tue storie, stai migliorando la tua vita e quella dei tuoi (anche se pochi) lettori. Stai facendo del bene, stai “curando”, in qualche modo, stai creando il futuro, modellando la realtà.

Prima ho utilizzato la parola “persuasione”, ma l’ho utilizzata nella sua accezione più ampia. Persuadere, a fin di bene, è un atto meraviglioso. Pensa a un uomo disperato che tenta di suicidarsi, lanciandosi da un balcone. Il mediatore, accanto a lui, gli racconta di quando sua moglie è morta di tumore e lui avrebbe voluto uccidersi con i barbiturici. Lo convince e lo salva.

Gli ha raccontato una storia, lo ha persuaso. Ha compiuto un grande gesto.

Ecco, questo vuol dire narrare storie. Puoi dire ciò che pensi, insegnare ciò che hai imparato, cambiare il modo di pensare e di vedere il mondo di alcune persone, se questo non è funzionale. Con le storie puoi fare ciò che vuoi. Le usano i pubblicitari, sì, ma anche gli psicologi. Lo storytelling non è solo inventare storie, è dar vita a  mondi alternativi, in grado di farci meglio comprendere quello reale.

Ammesso che la realtà esista…ma questa è un’altra…storia…:)

Ma bisogna scriverle bene, le nostre storie, come ci dicono i luminari di cui sopra. Non basta mettere parole a caso, o raccontare storie tanto per farlo. Dietro c’è un lavoro raffinato e preciso. Per questo motivo, nell’Accademia dedico molto tempo a videolezioni su tecniche di scrittura e strategie linguistiche, che altrove non vengono insegnate.

Narrare è un’arte e, non so se ci hai già fatto caso, ma “arte” e “artigianato” hanno la stessa radice etimologica. Quindi, per fare arte fatta bene, serve tanto, tanto impegno!

Di rimando, è chiaro che anche leggere le storie degli altri ci permette di migliorare la nostra vita. Ci permette di ampliare il nostro bagaglio culturale, di guardare al mondo con altri occhi, di vivere emozioni che, magari, la nostra routine quotidiana ci nega.

Le storie sono uno strumento fantastico! Sia che tu voglia vendere i tuoi libri, sia che tu voglia promuovere una causa sociale, sia che tu voglia far sognare gli altri, o insegnare loro qualcosa, sia che tu voglia guarire il prossimo, o riflettere su ciò che tu hai dentro. Perché scrivere è anche un atto di introspezione e riflessione. Chi più ne ha, più ne metta, dunque.

E, allora, quando senti di stare lì per perdere la tua motivazione nello scrivere (o leggere) storie e impegnarti in questa nobile arte, rileggiti questo articolo. Di motivi per continuare a scrivere (e leggere) ne hai a bizzeffe. E devi farlo, se ami farlo, sia per te che per gli altri…

7 Commenti

  • aurora mazzoldi Posted 14 agosto 2014 21:02

    grazie per questa iniezione di fiducia.
    Scrivendo hai ottenuto di farmi pensare a momenti nei quali butterei contro il muro la penna…
    Normalmente la poso e vado a farmi un giro o mi occupo d’altro finché mi passa.
    Ma quando scrivo so, sento che sto innanzitutto arricchendo me stessa.
    Se poi qualcuno vuole approfittare….

    • Roberto P. Tartaglia Posted 14 agosto 2014 23:28

      Anche in questo caso, le parole sono servite, allora. Funziona davvero! 🙂
      Questo è lo spirito giusto, brava Aurora!

  • Patrizia D’Errico Posted 12 settembre 2014 11:13

    Grazie Roberto, sei impagabile. Ma come si fa ad iscriversi alla tua accademia? Grazie. Vado a scrivere un pò… Patrizia

  • Antonio Orlando Posted 13 novembre 2014 13:02

    Tutto vero quanto letto. Indubbiamente lettura e scrittura sono atti dell’intelletto dove la mente evolve costruzioni e le rielabora ma spesso, se non si è scrittori affermati, gli “inceppi” sono frequenti e sempre dietro l’angolo, specie per coloro che hanno scelto la pubblicazione non tradizionale. I motivi esulano dalle capacità personali in primis perché ci si confronta con sé stessi, privi di indicazioni e direttive esterne, a maggior ragioni quindi il prodotto è più genuino e conseguenzialmente più “faticato”. La creatività nel narrare è sempre l’indice primario, che sia una storia di fantasia, indipendente dal suo genere, che sia una descrizione di fatti accaduti, l’accattivare le attenzioni è molto dovuto dalla creatività di chi espone sulle pagine le proprie righe. Dall’altra parte è importante avere un pubblico che abbia voglia di immergersi, e questo è una lacuna a nostro fortissimo sfavore, siamo ancora molto indietro tra i vari Paesi, occidentali e orientali, ad avere un tasso di lettura che, molto povero, dove abbiamo preso la cattivissima abitudine di fruire all’informazione spicciola, stancandoci e stufandoci di lasciarci andare nell’approfondimento degli argomenti, trascinandoci così nella pessima ottica della noia letteraria. La mia è un’osservazione del vivere quotidiano, non è certo un comandamento religioso, però i titoli e gli scrittori che troviamo generalmente nelle case, sono sempre legati a materiale che intimamente interessa al singolo, e l’editoria indipendente trova sempre questa paludosità, per cui anche lo stesso autore naturalmente finisce per demoralizzarsi. Nell’articolo ci sono tutti gli strumenti per fare bene e migliorarsi, scrivere però, non deve finalizzarsi alla quantità di pubblico, bensì al coltivare il proprio perfezionamento intellettivo, puntando magari, alla continuità di presenza con sempre nuovi testi e fermamente accurati, con il pretendere da sé stessi di fare meglio dal libro precedente. Tutto ciò porta a una piccola fetta di popolarità, non certo alla fama, per quella ci sono altre strade, a noi va bene così, nel nostro piccolo.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 13 novembre 2014 13:58

      Sì, scrivere è prima di tutto un piacere e uno strumento di crescita e introspezione.
      Come dico in un altro articolo, l’idea di “successo” è molto relativa. Non ha successo solo chi conquista milioni di lettori, secondo me.
      Concordo anche sull’apatia generale. Da un lato, si tende a vendere e a fare profitti, anche a discapito della qualità, dall’altro, si legge sempre meno e ci si accontenta, spesso, di ciò che si trova in giro, senza cercare altro. Abbiamo un forte bisogno di una rivoluzione culturale…

  • QC Posted 16 novembre 2014 19:16

    Tutti questi “studi”! Ma cos’è che l’uomo non studia?
    Sapete che lo sp**ma ha proprietà protettive per la pelle? – Non per questo ce lo spalmiamo sulla faccia!
    Non possiamo vivere come gli animali, senza sapere e seguire i nostri istinti? – No, perché ci siamo completamente persi.
    Tutte queste emozioni non fanno che confonderci.
    E’ così complicato essere noi stessi, perché alla fin fine se analizziamo la cosa ci rendiamo conto che non ha alcun senso. Che significa essere noi stessi? Peggio. Che significa essere?
    Ma cosa importa, sono tutte stro***te, stro***te di noi umani. Egocentrici non facciamo che leccarci il cu*o.
    Facciamo schifo.
    La Terra ci odia, e io non la biasimo.

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