Scrivere bene un libro curando i dialoghi

Scrivere bene un libro curando i dialoghi

 

Accademia del Self Publishing

 

 

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Mesi fa, nel trailer di “Per amore del mio popolo” ho sentito una frase pronunciata dal prete protagonista. La frase diceva: “Dio, non voglio sapere se esisti, voglio sapere da che parte stai.”

Ecco, una classica frase che mira a diventare un’icona, in pieno stile holliwoodiano. Il problema è che, secondo me, è posta male.

Il fatto stesso di dire “voglio sapere da che parte stai” implica che il prete già sappia che Dio esiste. Quindi, la premessa, per quanto altisonante, risulta inutile e fuori luogo. Io avrei detto: “Dio, so già che tu esisti, ma ora voglio sapere da che parte stai”. Ed è anche più corretta, se ci pensi. Che prete sarebbe se ancora si chiedesse se Dio esiste?

Ecco, i dialoghi (interiori e non) devono essere ben strutturati, altrimenti scadono nel ridicolo. Vediamo come.

 

DIALOGHI TRA PERSONAGGI

Nell’Accademia do un’indicazione molto chiara: i dialoghi devono essere abbastanza finti da sembrare veri. Strano, eh? Cosa voglio dire? Voglio dire che i dialoghi, così come i personaggi, non dovono essere fedeli rappresentazioni della realtà, ma ricostruzioni di essa.

Bisogna prendere ciò che si ritiene più intrigante e affascinante (nel bene o nel male) della realtà, per poi romanzare il tutto. E questo vale sia per i libri che per le sceneggiature. D’altra parte, però, non devi esagerare con la romanzata, altrimenti scadi nel ridicolo.

Prendi questo dialogo:

A: Dài, amico mio! Presto, seguimi, andiamo a sconfiggere il nemico!
B: Sì, dài! Siamo invincibili, noi due!

 

Non trovi che sia leggermente ridicolo? Va bene in un cartone animato per bambini, ma non per gli adulti, dico bene? E se diventasse:

A: Hey bello, io vado avanti. Tu coprimi le spalle. Stavolta gli infilo due pallottole in fronte, a quel bastardo.
B: Ma vedi di riuscirci. Altrimenti gliele pianto io. A costo di rimanerci secco.

 

Già è più naturale. Avrei potuto usare parolacce che, in situazioni così concitate, spesso vengono utilizzate, ma non mi piace il turpiloquio, nei libri. Se voglio sentire persone che urlano e si insultano, accendo la TV e guardo un talk show politico. 🙂

 

DIALOGHI INTERIORI

Lo stesso dicasi per i dialoghi che il personaggio fa con se stesso. Immagina un uomo circondato dal fuoco. Per rallentare il ritmo della narrazione e dilatare il tempo, entri nella mente del tuo personaggio e ne ascolti i suoi pensieri più profondi. Anche qui eviterò parolacce.

Esempio 1:

Povero me, in questo inferno incandescente mi ritrovo solo di nuovo. Come quella volta che, a soli dieci anni, venni lasciato a casa, da solo, davanti alla torta del mio compleanno, perché in paese si diceva fosse arrivata Grace Kelly. E tutti corsero a vederla. Tranne io, che non sapevo neppure chi fosse Grace Kelly.

 

Che ne pensi? Immaginati lì, in mezzo al fuoco, penseresti alla festa dei tuoi dieci anni? Tireresti fuori vecchi rancori verso la tua famiglia? Io cercherei di trovare un modo per salvarmi la vita.

 

Esempio 2:

E ora che faccio? Potrei buttarmi tra le fiamme e sperare di arrivare dall’altra parte del campo. E se poi prendo fuoco? Allora aspetto qui. Ma intorno non ho nulla per arginare le fiamme. Sono lontano chilometri da casa. Non arriveranno mai i soccorsi. E non posso chiamare nessuno, col cellulare rimasto in auto. Morire così è da stupidi. Forse togliendo l’erba secca e circondandomi di erba verde…

 

Ecco, ora ci siamo. Direi che è proprio questo che io penserei in una situazione così. Non con queste parole, ma i pensieri sono quelli. Cercherei di salvarmi la vita. L’istinto di sopravvivenza prenderebbe in mano la situazione e mi farebbe cercare ogni via di fuga.

Come vedi, poi, con un dialogo realistico e ben strutturato (interiore e non) posso permettermi di descrivere anche la situazione che ho intorno (il cellulare dimenticato in auto, l’erba secca, la distanza da casa) e, così, posso integrare descrizioni mascherate, all’interno di dialoghi, portando a termine un doppio obiettivo.

E tu? Come scrivi i tuoi dialoghi?

 

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6 Commenti

  • Michele Posted 17 aprile 2018 07:47

    Posso permettermi di dissentire, riguardo la frase del prete? Secondo me non è mal posta, al contrario, è molto bella e assai efficace. Innanzi tutto non c’è una reale illogicità: basta intenderla nel suo vero senso, che per conto mio è questo: “Dio, non voglio sapere se esisti, [ma se davvero esisti] voglio sapere da che parte stai.”
    Ecco, il prete esprime così tutto il suo sconcerto e il suo dramma interiore: ciò di cui è testimone appare talmente atroce da spingerlo a dubitare di Dio, e a chiedersi come possa esistere un Dio che permette succedano cose simili a chi crede in lui.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 18 aprile 2018 09:12

      Grazie Michele!

  • Michele Posted 17 aprile 2018 07:47

    È chiaro che quanto sopra è solo una mia congettura, non conosco affatto il contesto da cui è stata estrapolata quella frase, e potrei aver travisato tutto. Ma in tutta sincerità, appena l’ho letta mi è stato subito chiaro il messaggio che voleva recapitare. L’ho sentito risuonare come una campana dentro di me. Per questo la ritengo indovinata, e assolutamente splendida.
    Poi, certo, io non sono nessuno. Potrei non tener conto di chissà quante altri fattori. Comunque, questo è quello che mi sentivo di dirti. Oltre al mio sincero apprezzamento per il contenuto di tutti i tuoi articoli. Un saluto.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 18 aprile 2018 09:15

      Grazie mille per tutto ciò che hai detto, Michele, è sempre istruttivo e stimolante ascoltare (o leggere) pareri come i tuoi!

  • Michele Posted 17 aprile 2018 09:01

    Inoltre, giusto per battere il ferro finché caldo, vorrei aggiungere che io non trovo niente di sbagliato neanche nell’esempio 1.
    Proviamo a immaginare che il personaggio sia una donna, e completiamo il monologo così: “Ma già, lei era bellissima a quei tempi. Non certo insignificante come me. Ebbene… chissà se verranno a vedermi, adesso. Dopo che sarò diventata una carcassa bruciata e irriconoscibile. Questo farà sensazione, no? Perciò dovrebbero. Oh Dio, spero solo di svenire prima che inizi a far male.”

  • Michele Posted 17 aprile 2018 09:02

    Vedi? Tu ritieni che debba prevalere l’istinto di sopravvivenza, ma ciò non è affatto scontato. Nell’animo umano coesistono eros e thanatos, semplicemente nel tuo personaggio prevale l’uno, mentre nel mio l’altro. Il che però non lo rende meno credibile, solo meno ‘normale’. Ma la realtà non è popolata solo da persone, positive, assertive, inclini all’azione. Le pulsioni autodistruttive esistono. E per alcuni sono spaventosamente normali.

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