Scrivere bene: il potere delle metafore

Scrivere bene: il potere delle metafore

Scrivere bene vuol dire anche saper parlare al nostro cervello emotivo. E questo vale per ogni tipo di testo.

Su questo blog, ho più volte illustrato come, secondo me, il segreto di una buona scrittura (narrativa, tecnica, commerciale, giornalistica…) sia insito nel saper entrare nella mente dei nostri lettori. Bene, in questo articolo parlerò proprio di questo e di come le metafore siano in grado di dirigere il pensiero in modo efficace.

Nell’Accademia del Self Publishing dedico molto spazio al tema della psicologia nella scrittura e nel marketing, perché lo ritengo fondamentale e nelle prossime righe ti farò capire perché considero questo argomento un punto fermo per chi, come te, vuole trasformare la propria passione per la scrittura in un lavoro.

 

Breve storia delle metafore

Fu il linguista e filosofo George Lakoff, nel 1980, a dare il La. Fu lui ad asserire, per la prima volta, che le metafore non servono solo ad abbellire un testo, ma che hanno anche interessanti ripercussioni sulla psiche di chi vi viene esposto (leggendo o ascoltando). Per Lakoff rappresentano la natura del nostro modo di pensare e vivere.

I suoi studi vennero, poi, ripresi e completati da Patrick Thibodeau e Lera Boroditsky, nel 2011. Furono loro due a spiegare al mondo come le metafore abbiano forti ripercussioni nella vita di tutti i giorni. E lo fecero con un esperimento molto interessante.

I due presero in esame i crimini commessi nella cittadina di Addison. Descrissero gli eventi con due diverse metafore: in una indicavano il crimine come una bestia selvaggia, nell’altra come un virus infettivo. Poi sottoposero questi testi descrittivi a dei campioni di studio.

Si resero conto, così, che la metafora della bestia selvaggia portava le persone a ritenere valida la soluzione repressiva (anche con l’esercito), nel caso del virus, invece, le persone pensavano all’attuazione di riforme sociali che lo estinguessero. Cosa ci insegna tutto ciò?

 

Come funziona il cervello emotivo

Il nostro cervello limbico, quello emotivo, lì dove risiedono le emozioni, è un cervello associativo. Per questo cervello, qualcosa che ricorda la realtà, o simboleggiano la realtà, equivale alla realtà stessa e viene trattato come tale.

Ecco perché l’utilizzo di metafore è tanto potente.

Questo tipo di ragionamento emotivo, chiamiamolo così (Freud lo chiamò “Processo primario del pensiero”), è ciò che ci permette di comprendere opere come l’Ulisse di James Joyce, o i film di David Lynch. Sembra che queste storie non abbiano nulla di razionale, giusto? E infatti è proprio così. Parlano per metafore, come le parabole di Gesù, o gli insegnamenti del Boddha.

In questo mondo metaforico e simbolico, un oggetto ne simboleggia un altro, un sentimento si sostituisce a un altro e lo richiama, le totalità sono racchiuse in singole parti, in singoli elementi, in dettagli della totalità. In questo mondo tutto è possibile, non ci sono limiti spazio-temporali, né negazioni o relazioni di causa-effetto.

A questo livello di pensiero, dunque, non è importante a cosa il lettore si trovi difronte, ma come percepisce quel determinato elemento, cosa richiama in lui, sia a livello mnemonico che emotivo.

Lo so, si tratta di concetti complessi, proprio perché esulano la logica a cui siamo abituati, ma la pratica ti aiuterà. La pratica rende perfetti, si sa.

 

Scrivere bene usando le metafore

Utilizzare bene le metafore, con sapienza, dunque, vuol dire riuscire a trasportare (infatti in greco vuol dire “io trasporto”) il pensiero del lettore da un luogo a un altro velocemente, da uno stato d’animo a un altro, bypassare le sue barriere logiche.

Non tutti i corsi di scrittura ti parlano approfonditamente delle metafore, lo so, molti perché non le ritengono così importanti, molti perché non hanno tempo, o chissà perché.

Io, al contrario, credo che siano fondamentali.

Ma attenzione a non confondere le metafore con le similitudini. Le similitudini ti fanno restare nel tuo mondo e ti aiutano a capire. Le metafore spostano il tuo pensiero.

Ecco le definizioni esatte delle due figure retoriche:

METAFORA: consiste nel sostituire una parola con un’altra per rafforzare un concetto e spostare il pensiero (es. “Seb è grande” diventa “Seb è un gigante”)

SIMILITUDINE: mette a confronto due concetti per spiegarne uno, e presenta avverbi di paragone (es. “Seb è grande” diventa “Seb è alto come un pino e robusto come una pietra”).

 

Le metafore nel marketing editoriale

Vanno benissimo! Sia nei video che nei testi scritti. Le metafore sono molto efficaci per attirare l’attenzione di chi vuole acquistare i tuoi libri o i tuoi prodotti in genere.

Per utilizzarle al meglio, fermati e chiediti: cosa cerca il cliente nel mio prodotto? Forse la sensazione di ricchezza? Allora utilizziamo una metafora che sposti il pensiero su un universo fatto di denaro e gioielli che luccicano.

Spero di essermi spiegato.

Si tratta di mostrare, con parole o immagini, ciò che il tuo prodotto porta dentro di sé, il suo mondo e valore simbolico. Proprio come fanno alcuni spot televisivi quando, per farti capire come pulisce bene un detersivo, ti mostrano l’invisibile: il mondo dei germi.

Anche io ho utilizzato una metafora per spiegarti le metafore, in questo post. Guarda un po’ la foto in cima all’articolo e ricorda cosa vuol dire “metafora” in greco. L’avevi notata? E che altri pensieri ti ispira, da un punto di vista metaforico ed emotivo, questa immagine?

2 Commenti

  • Teresa Posted 23 Agosto 2014 21:00

    Importante è la metafora certo, che ci tras-porta oltre il significato immediato delle parole….è un’associazione di idee…una sorta di processo inconscio con cui dal particolare andiamo al generale e viceversa..
    interessante la storia del suo valore mediatico. di cui parli.
    io di solito non penso mai ,quando scrivo, a cosa associerò l’oggetto che sto descrivendo, mi lascio tras-portare dall’onda delle emozioni e vengono fuori delle corrispondenze spontanee , ma poi rileggo e cerco di curare la coerenza….di non fare dei salti troppo arditi che non consentano a chi legge di seguire il filo rosso che lega le associazioni, o di evitare, il che è peggiore dell’arditezza, l’accostamento banale Il grande Baudelaire osava accostare oggetti lontanissimi…e credo, a parte la grandezza del genio, che in poesia ci sia e ci possa essere molta più libertà. o mi sbaglio?….
    grazie.
    Teresa

    • Roberto P. Tartaglia Posted 24 Agosto 2014 08:55

      Solitamente sì. La poesia può avvalersi di una maggiore flessibilità d’interpretazione. A differenza della prosa che, invece, regala aspettative totalmente diverse.
      Ma credo che la libertà di espressione sia ciò che fa grande un artista. Non poniamoci regole. Piuttosto, riscriviamole!

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