Come scrivere bene: meglio un linguaggio semplice o forbito?

Come scrivere bene: meglio un linguaggio semplice o forbito?

Sono tante le domande che ci si pone sul come scrivere bene. Spesso variano a seconda del testo da redigere, ma ce n’è una che mi viene rivolta spesso, sia nelle consulenze, sia via email o sui social network: è meglio usare un linguaggio semplice o forbito?

Un dubbio lecito e comune a molti. Anche perché, girando sul web, ormai è facile trovare tutto e il contrario di tutto. Quindi, da un lato troverai chi ti dice che scrivere in modo troppo semplice dia un’immagine poco professionale di te, dall’altro lato troverai chi, al contrario, pensa che utilizzare un linguaggio troppo forbito sia di intralcio alla lettura e costringa il lettore ad aprire il dizionario ogni due righe.

Riflettendoci, ti renderai conto che hanno ragione tutti.

Sì, perché qui siamo sulla sfera delle scelte stilistiche e, come è noto da sempre, de gustibus non est disputandum. Tuttavia, c’è una soluzione, alla disputa. E ce la dà la ricerca scientifica sulla nostra mente.

 

Come scrivere bene: usare le parole giuste per la nostra mente

Scrivere bene è un’arte complicata e si avvale anche di studi psicologici. Perché è sulla mente che le nostre parole agiscono, in fondo. Cosa fare e come farlo, dunque? Ci viene in aiuto la scienza.

Due interessanti studi sugli effetti delle parole sul cervello, infatti, ci permettono di comprendere meglio come reagiamo a parole e poesia.

Il primo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Neuropsycologica”.

I ricercatori hanno verificato, anzi confermato, che la lettura o l’ascolto di una determinata parola non attiva solo la parte del cervello deputata al linguaggio, ma anche quelle legate all’oggetto della parola.

Mi spiego meglio. Leggere o ascoltare la parola “calciare” attiva anche la parte del cervello legata al movimento del calciare. In pratica, per il nostro cervello è come se calciassimo davvero.

Quindi, utilizzare alcune parole anziché altre, nei nostri testi, ha un effetto del tutto differente sulla mente del lettore. Ricordalo!

Il secondo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Frontiers in Psychology” e condotto dalla Bangor University, in Galles, ha scoperto che il nostro cervello individua e riconosce la poesia a livello inconscio, anche se consciamente non ce ne rendiamo conto.

Questo vuol dire che utilizzare, nei nostri testi, accostamenti di parole piacevoli, musicali, stimola l’emotività del lettore e gli rende ancor più piacevole l’esperienza di lettura.

Ok, dunque, alla luce di ciò, è meglio un linguaggio semplice, o forbito?

 

Magellano e il linguaggio semplice

Durante uno dei suoi viaggi intorno al mondo, il noto navigatore Magellano scoprì degli strani animali che da lui vennero definiti “oche nere che non volano, ma vivono in mare”.

Una descrizione molto semplice, quasi infantile, ma che rende bene l’idea di ciò che il navigatore si trovò davanti. Quale animale aveva appena scoperto, Magellano? Chiaramente si trattava di ciò che oggi sono i Pinguini Magellano, appunto.

Ma lui non lo sapeva. Non aveva mai visto un pinguino, prima. E, allora, cosa fece? Riportò questi animali sconosciuti a quelli che, secondo la sua conoscenza del mondo, a loro erano più vicini: le oche. Dando, così, una spiegazione all’universo. Una spiegazione semplice, con un linguaggio non degno di un tale personaggio storico, forse, ma efficace.

E questo accade sempre, a tutti noi, quando non riusciamo a definire l’universo che ci circonda con parole specifiche. Perché? Perché è facendo riferimento alla nostra conoscenza del mondo che riusciamo a dare una spiegazione chiara e precisa di ciò che abbiamo in mente.

Non solo, come ho detto poco fa, aiuta l’altro a ragionare e a immaginare. Perché? Perché, molto spesso, quando ci comportiamo in questo modo, facciamo riferimento a rappresentazioni del mondo che, in gran parte, sono condivise. L’altro, dunque, ci capirà al volo.

Pensa a quel giochino che si fa tra amici, dove devi fare in modo che i tuoi compagni di squadra indovinino l’oggetto scritto sulla tua carta senza, però, utilizzare parole che ne contengano la radice etimologica. Per fare in modo che indovinino la parola “casa”, ad esempio, non dovrai dire “casetta”, “casolare” e così via.

Cosa farai?

Cercherai di usare parole in grado di definire quell’oggetto misterioso nel modo più semplice e diretto possibile. Quindi, utilizzerai un linguaggio semplice per far riferimento a una conoscenza condivisa del mondo.

Ed ecco perché un linguaggio semplice è così efficace: perché viene colto da chiunque.

Ma, allora, il linguaggio forbito è una bufala?

No, perché ci sono delle situazioni in cui l’utilizzo di un linguaggio più ricercato risulta particolarmente efficace.

 

Parla come mangi…in occasioni importanti

Il linguaggio forbito serve a dare compostezza ed eleganza al nostro scritto, proprio come il tenere la schiena diritta e l’impugnare elegantemente coltello e forchetta danno eleganza alla nostra persona, in cene o pranzi di gala.

Sicuramente, è in questi casi che consiglio l’utilizzo di un linguaggio ricercato. Potrebbe tornare utile in occasioni formali, in testi istituzionali o nel linguaggio poetico. Soprattutto se vogliamo utilizzare la musicalità delle parole per fornire il senso subliminale di poesia di cui parla la ricerca fatta in Galles.

Senza contare il fatto che arricchire il nostro vocabolario con nuove parole poco conosciute ci dà la possibilità di riferirci a un determinato elemento del mondo in maniera univoca e scevra da ambiguità.

In un testo, dunque, anziché dire “era un uomo prepotente, malvagio, forte con i deboli e debole con i forti”, qualora volessimo risparmiare parole e tempo, potremmo semplicemente dire “era un maramaldo“. O, ancora, anziché scrivere “i soldati dormirono all’aperto, senza neppure un sacco a pelo o una coperta sulle gambe”, potremmo scrivere “i soldati dormirono all’addiaccio“.

Come hai notato, però, negli esempi su riportati (non a caso) l’uso di un linguaggio più ricercato e l’utilizzo di parole specifiche poco comuni toglie forza e passione alla scrittura.

È questo a cui devi fare attenzione, quando utilizzi un linguaggio forbito. Come dicevo all’inizio, devi evitare che il lettore sia costretto ad aprire spesso il vocabolario per cercare il significato di quella specifica parola.

 

Conclusioni

In generale, l’utilizzo di un linguaggio condiviso, che fa riferimento a esperienze sensoriali e a una conoscenza comune del mondo è preferibile, specialmente se lo scopo è quello di generare testi scorrevoli che abbiano, come punto di forza, la trama e l’emotività. Peraltro, imparare a scrivere in modo semplice e chiaro è molto difficile, a differenza di quanto si possa pensare. Molto più semplice, invece, è scrivere in modo complesso e grandioso.

Il linguaggio ricercato, dunque, è da preferire in àmbito poetico, in manuali tecnici o in tutti quei casi in cui si voglia dar sfoggio di conoscenze linguistiche superiori.

Ma, in quest’ultimo caso, occorre chiedersi: perché grandi menti e uomini di cultura, come Umberto Eco o Friedrich Nietzsche, la pensavano in modo del tutto diverso?

 

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Si impara più presto a scrivere in modo grandioso che a scrivere in modo lieve e semplice.

 

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