Scrivere per vivere o vivere per scrivere?

Scrivere per vivere o vivere per scrivere?

Scrivere per vivere o vivere per scrivere? Sembra la stessa cosa, ma non lo è. Basta invertire la posizione di appena due parole e tutto cambia. Questa domanda è uscita fuori per scherzo da una discussione con amici, qualche giorno fa. E ho pensato che, in realtà, la risposta potesse interessare molti altri.

Molti di noi che amano la scrittura vorrebbero vivere per scrivere, ma si ritrovano a scrivere per vivere.

Viviamo in tempi duri e, spesso, le passioni vengono negate o, nella migliore delle ipotesi, relegate in un angoletto buio. A marcire. In attesa che “le cose cambino”.

E quante volte ci siamo sentiti dire: “pensa a studiare e a trovarti un lavoro, poi, nel tempo libero, potrai anche scrivere/ballare/recitare/dipingere”? Quante volte?

A questo si aggiunge una cultura tutta italiana che vede il lavoro come qualcosa di totalmente distante dalla passione. Ci sono aziende che, ancora oggi, se vedono un dipendente troppo sereno e sorridente si chiedono se lavori davvero, o passi le giornate a guardare lo schermo.

Se si lavora non si può essere contenti. Questa è la mentalità italiana, purtroppo.

E, dunque, scrivere per vivere o vivere per scrivere non possono essere la stessa cosa. La stessa congiunzione “o”, nella domanda, ci dice molto su cosa frulli nella mente di chi l’ha posta. C’è una scelta, in ballo. Cosa scegli? Cosa fai?

 

Scrivere per vivere e vivere per scrivere

Hai letto bene, il titolo di questo paragrafo? Ho modificato la congiunzione. Sì, perché è questo ciò che penso io. E chi se ne frega di cosa pensa l’italiano medio!

Io non voglio scegliere. C’è un aforisma zen che dice: la libertà non sta nello scegliere tra il bianco e il nero, ma nel potersi sottrarre a questa scelta.

Detto, fatto! 🙂

Nel momento in cui la tua passione diviene lavoro, come capita a noi che lavoriamo con la scrittura, tutto cambia. Le giornate scorrono via serene e felici, e il lavoro sembra un gioco. Questo è l’obiettivo da raggiungere e, come prima cosa, dobbiamo modificare le parole che utilizziamo.

Prima ancora, il nostro pensiero. Quello che dà vita alle parole.

Lavorare su se stessi è spesso la cosa più dura. Ci concentriamo subito sulla tecnica, sul lavoro pratico. Ma prima, alle volte, occorre lavorare sulla motivazione, sui propri valori, sul comportamento che si tiene nella quotidianità.

Sembra strano, ma si può essere dei grandi professionisti e non fare un soldo, con la propria passione. Perché? Perché dietro a tutto c’è l’aspetto mentale. È lì che risiede la differenza tra “scrivere per vivere o vivere per scrivere” e “scrivere per vivere e vivere per scrivere”.

Per questo motivo, abbiamo lanciato un nuovo servizio, da qualche settimana: il writing coaching. Un servizio che ha come obiettivo proprio quello di lavorare sull’aspetto psicologico, secondo i canoni stabiliti dalla International Coach Federation, di cui sono membro.

Al di là di questo breve accenno autopromozionale :), quello che ti consiglio è di tenere sempre in seria considerazione l’aspetto psicologico. Pensa con la tua testa e rompi gli schemi, se serve.

Perché una “e” al posto di una “o” può cambiarti l’esistenza.

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