Tra editoria, selfpublishing e Premio Strega

Tra editoria, selfpublishing e Premio Strega

 

Aggiornamento del 3/07/2015: Alla fine, ha vinto proprio lui, il Premio Strega 2015.

 

Della serie “meglio editoria tradizionale o self publishing?”, questa vale la pena raccontarla. Sia chiaro, il mio intento non è quello di denigrare od offendere, ma solo di mostrare e far comprendere.

Di cosa parlo? Ecco…

Come tutti sanno, ogni anno, in Italia, si svolge il Premio Strega. Come si legge su Wikipedia “è universalmente riconosciuto come il premio letterario più prestigioso d’Italia, oltre a godere di una consolidata fama in Europa e nel resto del mondo”. Si stima che le vendite del vincitore vengano quintuplicate, dopo la vittoria.

Dunque, dovrebbero partecipare, al premio, i testi più meritevoli pubblicati nell’ultimo anno. Giusto? No.

Tra i finalisti di quest’anno (finalisti!) c’è un libro: “La ferocia” di Nicola Lagioia, edito da Einaudi. Il romanzo, come si legge anche su AdnKronos, “ha conquistato il primo posto della cinquina dello Strega con 182 voti” e “potrebbe approdare al cinema”.

“Cosa c’è di strano?”, dirai.

Basta sfogliarlo, per capirlo.

Diversi sono già i post che parlano della “qualità” di questo libro.

Prendiamo uno stralcio a caso.

 

Benché appena adolescente, nonostante nessun ragazzo ancora (ma su questo il geometra avrebbe scommesso non più di tre biglietti da cento),avesse incrinato un imene il cui valore a sedici anni Clara doveva essere abbastanza sveglia da sapere moltiplicato dal giorno in cui non ci sarebbe stato più, se la sentiva cuocere nello spazio tra il sedile e se stessa.

 

Eh? Ok, sarà un errore…

 

Il cielo rischiarato dalla luna gli diede la sensazione di poter leggere per paradosso le lontananze terrene, come se al posto del nulla siderale ci fossero il Brasile, gli Stati Uniti, la Cina…La costellazione di Los Angeles.

  

Cos’è? Linguaggio ipnotico? Ehm…Proviamo ancora…

 

In quei momenti Vittorio non solo non capiva dove ma cosa fosse questa figlia la cui essenza si disfaceva lasciando al proprio posto la nuda sistole di un dispiacere, forse persino di un dolore davanti a cui si era costretti a indietreggiare.

 

Ecco, arriva un momento in cui bisogna dire “abbbbasta!”.

Ora, come dicevo all’inizio, non voglio offendere qualcuno, voglio solo portare l’attenzione su un particolare: ci rendiamo conto di cosa ci sta succedendo intorno? Un libro così rischia di vincere il Premio Strega 2015. E qualcuno si lamenta che l’editoria va male? Strano!

Io non sarò Stephen King e, dunque, non posso parlare da scrittore (o pseudotale), ma posso parlare da lettore. Da lettore, dico che non è accettabile che un’arte così elegante, come la letteratura, scada in questo modo.

Pian piano sempre più, negli anni, la letteratura è stata trasformata in una fabbrica che deve produrre libri a tutti i costi, come fossero bulloni. Ed ecco che ci ritroviamo a leggere libri che sembrano uno la copia dell’altro. I soliti personaggi, le solite storie, i soliti intrecci. Oppure, ci ritroviamo pubblicate pagine come quelle riportate su. Che rischiano di vincere il premio più ambìto d’Italia e di diventare film!

Intanto, fuori ci sono ragazzi e ragazze, uomini e donne che hanno mille bellissime storie da raccontare (e sanno anche raccontarle bene), ma non riescono a vedere i loro file testuali trasformati in libri (o film). Il loro contributo potrebbe dare una mano a molte persone, potrebbe insegnare qualcosa, aprire gli occhi.

E invece, vivono questa frustrazione.

E parlo per esperienza diretta. Dall’Accademia del Self Publishing stanno uscendo diversi autori e autrici che, ne sono certo, lasceranno, nel pubblico, un segno profondo. Senza casa editrice. Autopubblicati. E chissà quanti altri e altre ce ne sono, lì fuori.

Fortunatamente, il self publishing sta prendendo sempre più piede, anche nel nostro Paese, e sta permettendo, a chiunque, di poter dire la sua e pubblicare il proprio libro. Alla faccia di chi dice che il self publishing produce solo porcherie, mentre l’editoria tradizionale salva la cultura!

Ecco perché ho preferito il self publishing, già da diversi anni. Come dissero Andrea G. Pinketts e Andrea Carlo Cappi, in un presentazione de “Lo scacciapensieri” che feci a Milano con loro: “questo libro l’ho apprezzato ancora di più perché non è passato sotto il controllo di qualcuno, lo si legge così com’è uscito dalla mente di Roberto, perché è autopubblicato”.

Ora, ognuno dica ciò che vuole e la pensi come crede, io dico che la qualità di un libro (ma non solo di un libro) non la si può identificare nelle parole di chi lo sponsorizza, né la si può identificare nei premi che vince, o nei voti che ottiene a un concorso. La si può stimare solo dal suo contenuto.

Altrimenti, sarebbe come stimare la qualità di un uomo dal numero di lauree che ha in tasca, o dai voti che prende a scuola. Se così fosse, Thomas Edison, Walt Disney, Henry Ford, Coco Chanel, Woody Allen, Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg e tanti altri, mai laureati e studenti non modello, sarebbero da considerare degli idioti.

Non dei geni.

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