Vivere di scrittura è possibile!

Vivere di scrittura è possibile!

 

La domanda che molti appassionati di scrittura e autori emergenti si pongono è: ma si può vivere davvero di scrittura? La risposta è: sì, è possibile vivere di scrittura. Ma è una prova di forza con la vita. Una prova che devi vincere.

Ma sei sicuro, Bob? Molti dicono che le copie di libri vendute non sono mai abbastanza, che si guadagna poco, che la gente non legge e che solo i “big” possono permetterselo…

Allora, cominciamo col definire 2 punti fondamentali:

  1. Per vivere di scrittura serve pazienza e tanto impegno, come per ogni altro obiettivo
  2. Cosa intendiamo per “vivere di scrittura”?

Se per “vivere di scrittura” si intende solo scrivere libri e venderli, allora la sfida diventa più ardua, specialmente all’inizio. Ma se, per “vivere di scrittura” si intende sfruttare ogni occasione per guadagnare con la propria passione, allora le cose cambiano.

Se così non fosse, io non sarei reale.

Al momento, io:

  • Scrivo romanzi e racconti
  • Lavoro come addetto stampa
  • Lavoro come giornalista freelance
  • Faccio blogging
  • Scrivo sceneggiature e soggetti
  • Scrivo testi pubblicitari

Ognuna di queste attività mi porta soldi e tante soddisfazioni. Perché scrivo, perché creo, perché è la mia passione! E, nonostante tutto ciò, riesco a scrivere in media un romanzo all’anno e ad avere una vita privata felice e serena. E, ovviamente, le entrate mi permettono di vivere in modo più che dignitoso.

Ma come ci sono riuscito? Sono un superman? Ho poteri speciali?

No, le parole segrete sono 3:

  • Convinzione
  • Costanza
  • Impegno

Dal momento in cui ho deciso che la scrittura sarebbe diventata il mio lavoro, mi sono rimboccato le maniche e mi sono messo a lavorare sodo.

La prima cosa che dovevo fare era studiare. Ma avevo poco meno di trent’anni e pochi soldi. Come fare?

 

COME SONO RIUSCITO A VIVERE DI SCRITTURA?

I grandi obiettivi vanno raggiunti attraverso il raggiungimento di obiettivi più piccoli. Piano piano.

Primo problema: non ho soldi, come me li pago, gli studi?

Soluzione: facendo ogni tipo di lavoro che mi faccia guadagnare bene.

Così, mi sono messo ad analizzare le mie capacità. Avevo studiato programmazione informatica e usato i computer dall’età di 6 anni, avevo studiato musica per 12 anni e parlavo 3 lingue, oltre l’italiano. Bene: al lavoro! I miei primi soldini li ho guadagnati così:

  • Facendo ripetizioni di lingue
  • Lavorando temporaneamente come interprete
  • Sviluppando software gestionali e pagine Web
  • Facendo piano bar
  • Organizzando serate con la mia band crossover

Ho preso alcune fregature, nel senso che mi hanno dato meno del pattuito, o nulla. Ho sacrificato, a volte, la mia vita privata. Ho dormito molto poco. Ma andava fatto, se volevo raggiungere il mio scopo. I soldi non ti piovono in testa stando sdraiato su un divano o bivaccando.

Così, quando i miei amici se ne andavano a Ibiza, io studiavo sulle spiagge di Sabaudia. Quando i miei amici se ne andavano in disco a rimorchiare, o nei pub a ubriacarsi, io studiavo nella mia stanzetta. Qualche volta mi prendevo dei periodi di pausa e mi godevo la vita con loro, ma erano eccezioni, in quel periodo.

Ho una visione molto atea della vita e questo mi dà forza: per me non esiste alcun Paradiso, non esiste alcuna reincarnazione, ho solo questa vita a disposizione e il tempo passa, o la vivo come dico io, o la vivo come dicono gli altri. È una questione di scelte.

Guadagnàti i primi soldini, mi sono pagato i primi corsi, online e offline. Ho iniziato a fare pratica e a far leggere i miei testi ad amici e parenti. Scrivevo racconti, poesie, testi di canzoni (in italiano e in inglese) e altro ancora.

Alcuni testi piacevano, altri no. Sulla base delle critiche di persone fidate, affinavo il tiro.

Nel 2007/2008 ho deciso di uscire allo scoperto con il mio primo romanzo: Casus belli. 5mila copie in circa 6 mesi. Alcune vendute, alcune gratuite. Ma non mi interessava arricchirmi, volevo far sapere al mondo che esistevo. E il mondo si è accorto di me (o meglio, una parte di esso ;)).

E, di nuovo, ho iniziato a raggiungere piccoli obiettivi, per arrivare a quello grande. Così:

  • Sono diventato un giornalista iscritto all’Ordine Nazionale
  • Ho scritto altri romanzi e ho iniziato a sommare gli introiti
  • Ho preso certificazioni di specializzazione
  • Ho iniziato a scrivere per altri, in via gratuita, per crearmi un curriculum

E ora eccomi qua. Ma non è finita. Ho altri obiettivi da raggiungere e sto di nuovo lavorando sui piccoli per portare a casa quelli più grandi. E continuerò così fino alla fine dei miei giorni, credo.

Nel 2014, ad esempio, ho avviato l’Accademia del Self Publishing, per insegnare ad altri come raggiungere i miei stessi obiettivi. E sai quando l’ho creata? Mentre ero a casa, con la mano sinistra lacerata e fasciata, i tendini rotti e vetri infilati ovunque, in attesa di subire 3 operazioni chirurgiche.

Già, perché nel dicembre 2013 mi hanno tagliato la strada e mi hanno fatto volare e cappottare. La mia auto è andata distrutta. Io, invece, quando ho visto il mondo sottosopra, ho slacciato la cintura di sicurezza, mi sono lasciato cadere sul tettuccio e sono sgattaiolato fuori dal finestrino frantumato. Così mi sono salvato. E, nei mesi successivi, visto che non potevo scrivere, ho registrato tutte le videolezioni dell’Accademia e ho ideato il mio romanzo “Quando muoiono”, basato proprio sull’incidente (che ho poi iniziato a scrivere una volta guarito, terminandolo in circa 3 mesi, con una media di un’ora al giorno di lavoro).

Perché non bisogna mai arrendersi. Bisogna lottare, sempre! E ora le soddisfazioni più grandi me le danno gli studenti, quando mi dicono che ho creato qualcosa di unico, o i lettori, quando mi fanno i complimenti per i romanzi, o i professionisti con cui collaboro, quando mi dicono che si trovano bene a lavorare con me. Ma ho ancora molto da fare (sto facendo tradurre i miei romanzi in lingua inglese e li sto vendendo nel mercato internazionale, ad esempio).

Perché sono testardo e perché non voglio che, sul letto di morte, le mie ultime parole siano “avrei voluto…”. Vorrei che fossero: “è stata un’esperienza emozionante”.

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